venerdì 17 agosto 2012

Errico Malatesta (1853-1932)

Anarchia vuol dire non-violenza, non-dominio dell'uomo sull'uomo, non-imposizione  per forza della violenza di uno o più uomini su quella di altri.
E' solo mediante l'armonizzazione degli interessi, mediante la cooperazione volontaria, con l'amore, il rispetto, la reciproca tolleranza, è solo con la persuasione, l'esempio, il contagio ed il vantaggio mutuo della benevolenza che può e deve trionfare l'anarchia, cioè una società di fratelli  liberamente solidali , che assicuri a tutti la massima libertà, il massimo sviluppo, il massimo benessere possibile.
Vi sono certamente altri uomini, altri partiti, altre scuole tanto sinceramente devoti al bene generale quanto possono esserlo i migliori tra noi. Ma ciò che distingue gli anarchici da tutti gli altri è appunto l'orrore della violenza, il desiderio ed il proposito di eliminare la violenza, cioè la forza materiale, dalle competenze tra gli uomini.
Si potrebbe dire perciò che l'idea specifica che distingue gli anarchici è l'abolizione del gendarme, l'esclusione dai fattori sociali della regola imposta mediante la forza brutale, legale o illegale che sia.
Ma allora, si potrà domandare, perché nella lotta attuale contro le istituzioni politico-sociali, che giudicano oppressive, gli anarchici hanno predicato e praticato, e predicano e praticano, quando possono, l'uso dei mezzi violenti che pur sono in evidente contraddizione coi fini loro? E questo al punto che, in certi momenti, molti avversari in buona fede  hanno creduto, e tutti quelli in malafede  hanno finto di credere, che il carattere specifico dell'anarchismo fosse proprio la violenza ?
La domanda può sembrare imbarazzante, ma vi si può rispondere in poche parole. Gli è che perché due vivano in pace  bisogna  che tutti e due vogliano la pace; che se uno dei due  si ostina a volere  con la forza obbligare  l'altro a lavorare per lui ed a servirlo, l'altro se vuole conservare dignità di uomo e non essere ridotto alla più abbietta schiavitù, malgrado tutto il suo amore per la pace e il buon accordo, sarà ben obbligato  a resistere alla forza  con mezzi adeguati.
L'origine prima dei mali che hanno travagliato e travagliano l'umanità, a parte si intende  quelli che dipendono dalle forze avverse alla natura, è il fatto che gli uomini  non hanno compreso che l'accordo e la cooperazione fraterna sarebbe stato il mezzo migliore per assicurare a tutti  il massimo bene possibile, ed i più forti ed i più furbi hanno voluto sottomettere e sfruttare gli altri, e quando sono riusciti a conquistare  una posizione vantaggiosa  hanno voluto assicurarsene e perpetuarne il possesso  creando in loro difesa  ogni specie  di organi permanenti di coercizione. Da ciò è venuto che tutta la storia  è piena  di lotte cruenti : prepotenze, ingiustizie, oppressioni feroci da una parte, ribellioni dall'altra.
Non v'è da fare  distinzioni  di partiti: chiunque  ha voluto emanciparsi, o tentare di emanciparsi,  ha dovuto opporre la forza alla forza, le armi alle armi. Però ciascuno, mentre ha trovato necessario  e giusto adoperare la forza  per difendere la propria libertà, i propri interessi, la propria classe, il proprio paese, ha poi,  in nome di una morale sua speciale, condannata la violenza quando questa  si rivolgeva contro di lui per la libertà, per gli interessi, per la classe, per il paese degli altri.
Gli anarchici non hanno ipocrisia. La forza bisogna respingerla con la forza: oggi contro le oppressioni  di oggi; domani  contro le oppressioni  che potrebbero tentare di  sostituirsi  a quelle di oggi.
Noi vogliamo la libertà per tutti. per noi e per i nostri amici come per i nostri avversari e nemici. Libertà di pensare e di propagare  il proprio pensiero, libertà di lavorare e di organizzare la propria vita  nel modo che ci piace; non libertà , s'intende - e si prega i comunisti di non equivocare - non libertà di sopprimere la libertà e di sfruttare il lavoro degli altri.

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