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martedì 26 novembre 2013

L'orologio

Orologio, dio sinistro, pauroso, impassibile, il cui dito ci minaccia dicendoci «Ricordati!». Vibranti Dolori si configgeranno presto nel tuo cuore come in un bersaglio; il vaporoso Piacere fuggirà verso l'orizzonte come una silfide in fondo al palcoscenico; ogni istante ti divora un po' di quel piacere che viene accordato all'uomo fin che dura il suo tempo. Tremilaseicento volte all'ora il secondo mormora «Ricordati!». Rapido, con la sua voce d'insetto, l'Adesso dice: Io sono l'Allora, ho pompato la tua vita con la mia tromba immonda! Remember!Ricordati ! prodigo!Esto memor ! (La mia gola metallica pronuncia tutte le lingue.) I minuti, o sventato mortale, sono delle sabbie che non bisogna abbandonare senza estrarne un po' d'oro! Ricordati che il Tempo è un giocatore avido che vince senza barare, a ogni colpo. È la legge. Decresce il giorno, la notte avanza. Ricordati ! L'abisso ha sempre sete, la clessidra si svuota. Presto suonerà l'ora in cui il divino Caso, l'augusta Virtù, tua sposa ancora intatta, il Pentimento stesso (ahi, ultimo rifugio), ogni cosa ti dirà: «Muori, vecchio vigliacco, ormai è troppo tardi.»

giovedì 21 novembre 2013

Al lettore

La stoltezza, l'errore, il peccato, l'avarizia, abitano i nostri spiriti e agitano i nostri corpi; noi nutriamo amabili rimorsi come i mendicanti alimentano i loro insetti. I nostri peccati sono testardi, vili i nostri pentimenti; ci facciamo pagare lautamente le nostre confessioni e ritorniamo gai per sentiero melmoso, convinti d'aver lavato con lacrime miserevoli tutte le nostre macchie. È Satana Trismegisto che culla a lungo sul cuscino del male il nostro spirito stregato, svaporando, dotto chimico, il ricco metallo della nostra volontà. Il Diavolo regge i fili che ci muovono! Gli oggetti ripugnanti ci affascinano; ogni giorno discendiamo d'un passo verso l'Inferno, senza provare orrore, attraversando tenebre mefitiche. Come un vizioso povero che bacia e tetta il seno martoriato di un'antica puttana, noi al volo rubiamo un piacere clandestino e lo spremiamo con forza, quasi fosse una vecchia arancia. Serrato, brulicante come un milione di vermi, un popolo di demoni nei nostri cervelli, e quando respiriamo, la morte ci scende nei polmoni quale un fiume invisibile dai cupi lamenti. Se lo stupro, il veleno, il pugnale, l'incendio, non hanno ancora ricamato con le loro forme piacevoli il canovaccio banale dei nostri miseri destini, è perché non abbiamo, ahimé, un'anima sufficientemente ardita. Ma in mezzo agli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti, fra i mostri che guaiscono, urlano, grugniscono entro il serraglio infame dei nostri vizi, uno ve n'è, più laido, più cattivo, più immondo. Sebbene non faccia grandi gesti, né lanci acute strida, ridurrebbe volentieri la terra a una rovina e in un solo sbadiglio ingoierebbe il mondo. È la Noia! L'occhio gravato da una lacrima involontaria, sogna patiboli fumando la sua pipa. Tu lo conosci, lettore, questo mostro delicato - tu, ipocrita lettore - mio simile e fratello!

venerdì 22 febbraio 2013

Al lettore




La stoltezza, l’errore, l’avarizia, i peccati,
ci occupano gli spiriti e tormentano i corpi
e noi alimentiamo i nostri amabili rimorsi
come i mendicanti nutrono i loro parassiti.
Testardi nel peccato, vili nel pentimento
vendiamo le confessioni a prezzo esoso
e rientriamo allegri nel sentiero melmoso,
certi di lavare ogni macchia con vil pianto.
Sul cuscino del Male, Satana Trismegisto
culla lungamente il nostro spirito incantato,
e della volontà nostra  viene vaporizzato
il ricco metallo da quel dotto alchimista.
E’ il Diavolo che tiene i fili che ci muovono!
In cose ripugnanti troviamo il nostro spasso;
nell’Inferno ogni giorno scendiamo giù di un passo,
senza orrore attraverso tenebre che ammorbano.
Simili a un debosciato misero che bacia e mangia
a una vecchia baldracca il seno martoriato,
noi rubiamo, passando, un piacere celato
che spremiamo con forza come una vecchia arancia.
Fitto, formicolante, pari a milioni d’elminti,
dentro i nostri cervelli un popolo di Demoni
festeggia, e, se respiri, la Morte nei polmoni
scende, fiume invisibile, con dei sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, l’incendio, il pugnale
non hanno ricamato di lor disegni carini
la trama banale dei nostri pietosi destini,
è che, ahimè! Il nostro animo è fin troppo vile.
Ma in mezzo a gli sciacalli, le pantere, le cagne,
le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti,
ai mostri urlanti, latranti, ruggenti, striscianti
nell’infame serraglio che i nostri vizi contiene,
ce n’è uno più orrendo, più crudele, più immondo!
Che sebbene non faccia grandi gesti o gridi,
ridurrebbe volentieri l’Universo in detriti
e in uno sbadiglio ingoierebbe il mondo;
la Noia! D’un pianto casuale carico il ciglio,
sogna di patiboli, mentre fuma il narghilè.
Conosci, tu, lettore, quel mostro sensibile,
-lettore ipocrita, -mio simile, -mio fratello?