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domenica 16 settembre 2012

Il Candidato di "la feuille" - E' stato eletto

Ascoltate l’edificante storia di un grazioso asinello bianco, candidato alla Capitale. Non è un racconto di Mamma Oca né una storia di Il Giornalino. È una storia vera per i vecchi ragazzi che ancora votano:

Un burricco, figlio del paese di La Fontaine e di Rabelias, un asino così bianco che il Signor Vervoot ne ha mangiato ghiottamente, tramava al gioco elettorale un mandato di legislatore.
Giunto il giorno delle elezioni, questo burricco, candidato-tipo, rispondente al nome chiaro di Nullo, fece una manovra dell’ultima ora.
In una calda domenica di maggio in cui il popolo correva alle urne, l’asino bianco, il candidato Nullo, aggiogato ad un carro trionfale e trainato dagli elettori, attraversò Parigi, la sua buona città.
Ritto sulle zampe, orecchie al vento, erigendosi fiero dal veicolo tappezzato dai suoi manifesti- dal veicolo a forma d’urna! La testa alta tra il bicchiere d’acqua e il campanello presidenziale, egli passò tra le indignazioni e gli applausi e le battute…
L’Asino vide Parigi che lo guardava.
Parigi! La Parigi che vota, la calca, il popolo sovrano ogni quattro anni… Il popolo abbastanza allocco da credere che la sovranità consista nel nominare dei padroni.
Come parcheggiati davanti ai Comuni, stavano branchi di elettori, degli inebetiti, dei feticisti che reggevano la scheda elettorale con cui dicevano: abdico.
Il Signor Tal dei Tali li rappresenterà. Li rappresenterà tanto meglio in quanto non rappresenta nessuna idea. E ci riuscirà! Si faranno delle leggi, si pareggeranno dei conti. Le leggi saranno delle catene in più, i bilanci, delle nuove imposte…
Lentamente, l’Asino percorre le strade.
Al suo passaggio, i muri si ricoprono di manifesti che membri del suo comitato aveva affisso, mentre altri distribuivano i suoi proclami alla folla:
“Riflettete, cari cittadini. Sapete che i vostri eletti vi ingannano, vi hanno ingannato e vi inganneranno- e malgrado tutto andate a votare… Votate dunque per me! Eleggete l’Asino!... Non sono più bestia di voi tutti”.
Questa franchezza, un po’ brutale, non piaceva a tutti.
-Ci insultano, urlavano gli uni.
-Si ridicolizza il suffragio universale, gridavano gli altri più giustamente.
-Lurido Ebreo!

Ma delle risate echeggiavano sonore. Si acclamava il candidato. Valorosamente l’elettore si burlava e di se stesso e dei suoi eletti. I cappelli si agitavano e così i bastoni da passeggio. Delle donne gettavano dei fiori…
L’Asino passava.
Scendeva dall’alto di Montmartre recandosi verso il Quartiere Latino. Attraversò i grandi boulevards, i grandi viali alberati, il Croissant dove si cucinano, senza sale, le notizie ordinarie vendute nei giornali. Vide le Halles, i mercati coperti, dove dei morti di fame, degli uomini del Popolo-Sovrano, frugano in cumuli di rifiuti; i Quais, i lungofiume dove degli Elettori eleggono i ponti come alloggi…
Cuore e cervello!... Era Parigi. Era questa la Democrazia!
Siamo tutti fratelli, vecchi vagabondi! Compatite il borghese” Ha la gotta… ed è vostro fratello, gente senza pane, uomo senza lavoro e madre stanca che, questa sera, rientrerete a casa vostra per morire con i figli…
Siamo tutti fratelli, giovano coscritti! È fratello tuo, l’ufficiale, laggiù, bustino da donna e fronte bassa. Saluta! Attenti! La mano nella fila… Il Codice ti spia- il Codice militare. Dodici pallottole sulla pelle per un gesto.
È la tariffa Repubblicana.

L’Asino arrivava davanti al Senato. 


Costeggiò il Palazzo da cui il veicolo uscì tra la calca; seguì esteriormente, ahimè! i giardini troppo verdi. Poi fu la volta del boulevard Saint-Michel. Alla terrazza dei caffè, dei ragazzi battevano allegramente le mani. La folla in continua crescita si contendeva i proclami. Degli studenti si aggiogavano al carro, un professore spingeva le ruote…
Verso le tre comparvero dei poliziotti.
Dalle dieci del mattino, da ogni stazione di polizia al commissariato, il telegrafo ed il telefono segnalavano lo strano passaggio dell’animale sovversivo. L’ordine di comparizione era stato emesso: Arrestate l’Asino! E, ora, gli agenti di polizia di guardia sbarravano la strada al candidato. 

Vicino a piazza Saint-Michel, il fedele comitato di Nul fu intimato dalla forza armata di ricondurre il suo cliente al commissariato più vicino. Naturalmente il Comitato passò oltre- attraversò la Senna. E presto il carro sostava davanti la Palais de Justice.
Più numerosi, gli agenti circondarono l’asino bianco, impassibile. Il Candidato era arrestato alla porta di questo Palazzo di Giustizia da cui i deputati, i corrotti, tutti i grandi ladri uscivano liberi.

Nella marea popolare, il carro era scosso da movimenti di rollio. Gli agenti, brigadieri in testa, avevano afferrato le stanghe e si erano passati la seccatura. Il Comitato non insisteva più: si era messo a bardare gli agenti…

Così fu lasciato l’asino bianco dai suoi più accesi sostenitori. Come un volgare politico, l’animale aveva voltato gabbana. La polizia lo scortava, l’Autorità guidava il suo Cammino… sin da quell’istante. Nullo non era che un candidato ufficiale! I suoi amici non lo riconoscevano più. La porta della Prefettura apriva i suoi largi battenti- e l’asino entrò come se fosse casa sua.
…Oggi se ne parliamo è per far notare al popolo, popolo di Parigi e delle Campagne, operai, contadini, borghesi, fieri Cittadini, cari Signori, è per rendere noto a tutti che l’asino bianco Nullo è stato eletto. È stato eletto a Parigi. È stato eletto in Provincia.
Sommate le schede bianche e contate le schede nulle, aggiungetevi le astensioni, voti e silenzi che normalmente si riuniscono per significare o il disgusto o il disprezzo.
Un po’ di statistica per piacere e constaterete facilmente che, in tutte le circoscrizioni, il signore proclamato fraudolentemente deputato non ha un quarto del suffragio.
Da lì, per i bisogni della causa, questa locuzione imbecille: Maggioranza relativa- tanto varrebbe dire che, la notte fa relativamente giorno.
Così l’incoerente, il brutale Suffragio Universale che non si appoggia che sul numero- e non ha nemmeno per se stesso il numero- perirà nel ridicolo.
A proposito delle elezioni di Francia, i giornali del mondo intero hanno, senza malizia, accostato i due fatti salienti della giornata:
“Sin dal mattino, verso le nove, il Signor Félix Faure andava a votare. Nel primo pomeriggio, verso le tre, l’Asino bianco era stato arrestato”.
Ho letto questa cosa in trecento giornali. L’Argus ed il Courrier de la Presse mi hanno sovraccaricato con i loro ritagli. Ce n’erano in inglese, in valacco, in spagnolo; sempre comunque capivo. – Ogni volta che leggevo Félix ero sicuro che si parlava dell’asino.



 Note introduttive e traduzione di Massimo Cardellini

 
Zo d'Axa

sabato 15 settembre 2012

Il candidato di " la feuille" - Agli elettori

ELETTORI,

presentandomi ai vostri suffragi, vi devo alcune parole. Eccole:
Di vecchia famiglia francese, oso dirlo, sono un asino di razza, un asino nel buon senso della parola- quattro zampe e pelo dappertutto.
Mi chiamo Nullo, come lo sono i miei concorrenti candidati.
Sono bianco, come lo sono molte delle schede elettorali che si ostinava a non contare e che, ora, torneranno a me.
La mia elezione è assicurata.
Comprenderete che parlo franco.

CITTADINI,

Vi si inganna. Vi si dice che l’ultima Camera composta da imbecilli e truffatori non rappresentava la maggioranza degli elettori. È falso.
Una Camera composta da deputati babbei e da deputati truccatori rappresenta, al contrario a meraviglia, gli Elettori che siete. Non protestate: una nazione ha i delegati che si merita.
Perché li avete nominati?
Non disturbatevi tra di voi, per convenire che più cambia più è la stessa cosa, che i vostri eletti si burlano di voi e non pensano che ai loro interessi, alla vanagloria o al denaro.
Perché dovreste rieleggerli domani?
Sapete molto bene che tutto un blocco di coloro che invierete a sedere in Parlamento venderanno i loro voti contro un assegno e faranno commercio di cariche, funzioni e tabaccherie.
Ma per chi le tabaccherie, i posti, le sinecure se non per i Comitati di elettori che si pagano in tal modo?
Gli addestratori dei Comitati sono meno ingenui della truppa.
La Camera rappresenta l’insieme.
Occorrono degli stupidi e dei furbacchioni, occorre un Parlamento di imbecilli e di Robert Macaire per personificare allo stesso tempo tutti i votaioli professionisti ed i proletari depressi.
E questo, siete voi!
Vi si inganna, buoni elettori, vi si beffa, vi si adula quando vi si dice che siete belli, che siete la giustizia, il diritto, la sovranità nazionale, il popolo-re, degli uomini liberi. Si raccolgono i vostri Voti ed è tutto. Non siete che dei frutti… delle Pere.
Vi si inganna ancora. Vi si dice che la Francia è sempre la Francia. Non è vero.
La Francia perde, giorno dopo giorno, ogni significato nel mondo- ogni significato liberale. Non è più il popolo coraggioso, che corre dei rischi, seminatore di idee, distruttore del culto. È una Marianna inginocchiata di fronte al trono degli autocrati. È l’autoritarismo rinascente più ipocrita che in Germania - una tonsura sotto il berretto militare.
Vi si inganna, vi si inganna incessantemente. Vi si parla di fraternità e mai la lotta per il pane è stata più aspra e mortale.
Vi si parla di patriottismo, di patrimonio sacro- a voi che non possedete nulla.
Vi si parla di probità; e sono i pirati della stampa, dei giornalisti pronti a tutto, maestri disonesti o maestri incantatori, che cantano l’onore nazionale. I sostenitori della Repubblica, i piccolo borghesi, i signorotti sono più duri verso i pezzenti dei padroni degli antichi regimi. Viviamo sotto il controllo dei caposquadra.
Gli operai debilitati, i produttori che non consumano, si accontentano di rosicchiare pazientemente l’osso senza midollo che è stato loro gettato, l’osso del suffragio universale. Ed è per delle frottole, per delle discussioni elettorali che essi muovono ancora la mandibola - la mandibola che non sa più mordere.
Quando a volte dei figli del popolo scuotono il loro torpore, essi si trovano, come a Fourmies, di fronte al nostro vigile esercito… Ed il ragionamento dei fucili mette loro del piombo in testa.
La giustizia è eguale per tutti. Gli onorevoli pieni di mazzette di Panama viaggiano in carrozza e non conoscono il calesse. Ma le manette stringono i polsi dei vecchi operai infermi che si arrestano come vagabondi!
L’ignominia dell’ora presente è tale che nessun candidato osa difendere questa Società. I politici imborghesiti, reazionari o allineati, maschere o nasi finti repubblicani, vi gridano che votando per essi, le cose andranno meglio, andranno bene. Coloro che vi hanno già preso tutto vi chiedono ancora qualcosa:
date i vostri voti, cittadini!
Gli accattoni, i candidati, i ladruncoli, i galoppini hanno tutti un modo speciale di fare e rifare il Bene pubblico.
Ascoltate i bravi operai, i medicastri del partito: vogliono conquistare il potere… allo scopo di meglio sopprimerli.
Altri invocano la Rivoluzione, e costoro si ingannano ingannandovi. Non saranno mai degli elettori che faranno la Rivoluzione. Il suffragio universale è stato creato appositamente per impedire l’azione virile. Il buffone si diverte a votare…
E poi anche se qualche evento facesse precipitare degli uomini in strada, anche con un colpo di forza, una minoranza agirebbe, cosa aspettarsi poi e cosa sperare dalla massa che vediamo brulicare- la massa vile e senza pensiero.
Andate! Andate, gente della massa! Andate elettori! Alle urne… E non lamentatevi più. Basta. Non cercate di impietosire sul destino che vi siete costruito. Non insultate, successivamente, i Padroni che vi siete dati.
Questi padroni ve li meritate, se vi rubano. Essi valgono indubbiamente di più; valgono venticinque franchi al giorno, senza contare i piccoli profitti. E va bene così:
L’Elettore non è che un candidato fallito.
Al popolo dai calzerotti lanosi, piccoli risparmi, piccole speranza, piccoli commercianti rapaci, pesante populo addomesticato, ci vuole un Parlamento mediocre che svende e che sintetizza tutta la bassezza nazionale.
Votate elettori! Votate! Il Parlamento promana da voi. Una cosa è in quanto deve esistere, perché non può essere altrimenti. Fate la Camera a vostra immagine. Il cane ritorna sul suo vomito- voi fate ritorno sui vostri deputati…


CARI ELETTORI,

Facciamola finita. Votate per loro. Votate per me.
Sono la Bestia che occorre alla Bella Democrazia.
Votate tutti per l’asino bianco Nullo, i cui calci sono più francesi dei ragliamenti patrio tardi.
I mattacchioni, i falsi brav’uomini, il giovane partito della vecchia guardia: Vervoort, Millvoye, Drumont, Thiébaud, fior fiore di letamaio elettorale, cresceranno meglio sotto il mio escremento.
Votate per loro, votate per me!
Il Pubblico Affissatore: Zo d’Axa (3 maggio 1898).


Note introduttive e traduzione di Massimo Cardellini