Non lontano da Chatellerault, nel piccolo
villaggio di Usseau, l’Uomo ha fissato la sua roccaforte contro la società. Si chiama
François Roy. Ha più di sessant’anni. È entrato in rivolta contro l’ordine, il
giorno in cui l’ordine lo ha colpito. Ha risolto da sé i suoi
affari. I suoi genitori coltivavano un pezzo di terra a Saint-Eloy;
egli avrebbe continuato lo stesso lavoro. Il reggimento gli fece abbandonare i
campi: divenne agente di assicurazioni, si avvicinò alla politica, cominciò a
speculare e perse la sua parte di terra che peraltro non lavorava più. Allora
conobbe il dolore di stare sotto altri. Divenne guardacaccia. Si racconta che
cambiava posto in continuazione. E ciò non è per niente sbalorditivo,
difficilmente un Uomo si piega al ruolo di valletto o di capomastro. Cacciava di
frodo sulle terre che guardava. Diavolo, idiota è colui che prepara il raccolto
per gli altri mentre lui muore di fame. Uno, chiamato Grandpied, ex
consigliere municipale di Usseau, lo fa condannare a cinquanta franchi d’ammenda
per caccia di frodo. Gli viene tolto il titolo di guardacaccia. A
sessantasette o a sessantotto anni, l’Uomo deve dunque conoscere nuovamente la
dura ricerca del pane per vivere: non può rassegnarvisi. L’idea della lotta si
fa strada in lui, vuole farla pagare a colui che passeggia, onesto e felice, nei
viali e nei campi, dopo averlo ridotto alla morte. Incontra Grandpied con sua
figlia. Spara un colpo di fucile alla bocca del padrone. Alcuni pallini deviano
sulla figlia. L’altro probabilmente resterà cieco. L’Uomo rientra. E la cricca
poliziesca viene a cercarlo. Vi è il procuratore della Repubblica, il giudice
istruttore, il cancelliere e un gran numero di cani poliziotto. La porta è
chiusa. Viene intimato di arrendersi, nessuno risponde. I gendarmi si avvicinano
per sfondare la porta. Un colpo di fucile è la risposta all’attacco. Il
cancelliere e un gendarme sono feriti. Il distaccamento di solito
impiegato per difendere le frontiere circonda la casetta. Dovrà riportare adesso
una di quelle vittorie che distinguono l’esercito francese. Poi arriva la folla,
la folla degli onesti, il branco delle oche domestiche sempre contro le oche
selvagge. Questa
getta manciate di pietre sul tetto del rifugio del l’Uomo. Egli
risponde ancora, e colpisce con mano sicura. Un gendarme e un sergente cadono.
La paura afferra i muscoli di questa cricca sociale, il cerchio s’allarga. È un
vero e proprio assedio. I soldati del 31° e tutti i gendarmi
della regione sono là. La folla spia l’Uomo e l’Uomo spia la folla. L’Uomo non
vuole obbedire e la folla si indigna del fatto che su questa terra di funzionari
e di elettori esista un Uomo. Da un lato un vecchio di settant’anni e
dall’altro una compagnia di linea, una brigata di gendarmeria; più ancora
la muta rabbiosa dell’opinione pubblica. L’Uomo spara per difendersi. Dalla
folla, armi alla mano, sparano per difendere il principio consacrato della
proprietà e del rispetto delle leggi. Morte al rivoltoso. La sua mano appare,
arrivano colpi di fucile da destra e da sinistra. Chi mai lo
ucciderà? Bisogna prenderlo, vivo o morto: lo vuole l’onore della giustizia.
Ognuno ha il suo mezzo. L’uno parla di mandare un cane che lo azzannerà, l’altro
parla di pompe, il terzo di cannone, un quarto di armature. Grenier, il
ciarlatano musulmano, il deputato-clown che non ci sarebbe aspettati di
ritrovare nella storia, propone il gas asfissiante. Si vada dunque a spaccargli
il cervello. Vi è del tragico e del comico. Armi alla mano, i soldati
sono là, pronti a sparare. Dappertutto vi sono dei
bivacchi. Solo, l’Uomo prepara la sua difesa,
sbircia dalla feritoia. Non è un pazzo, è un Uomo. Egli non spara a caso. Una
donna, malgrado i soldati, passa alla sua portata
seguendo dei montoni. Essa va lentamente e l’Uomo sa che non è là il
nemico. La circolazione viene fermata. Non si può andare ai mercati
vicini; la strada è sbarrata. Per il passaggio di una corsa automobilistica o di
un corteo reale o di una caccia a cavallo, il gregge belante degli ignoranti;
degli stupidi, dei rognosi, non mormora nemmeno. Ma pare odiare Roy, come si
odia colui che dà un esempio che non ci si sente la forza di seguire. La
folla arriva dappertutto. Mai gli albergatori hanno fatto tanta fortuna. Uno
racconta che ha fatto più in questi otto giorni che negli ultimi quattro anni.
Si vede tutto lo squilibrio di una società in cui il male dell’uno arricchisce
l’altro. Società ipocrita, annegata nella sana morale, in cui si è obbligati a
sopravvivere e conseguentemente a desiderare che l’altro crepi per soddisfare la
propria fame. I ministeri dell’Interno, della Guerra e della Giustizia,
collaborano a questa cattura. Tutti esitano nell’avanzare. Le autorità
che sono là, generale, prefetto, sottoprefetto, procuratore generale, comandante
della gendarmeria, dell’artiglieria, comprendono il ridicolo della situazione.
La folla solamente grida a
morte. Sono stati approntati dei viaggi Parigi-Chatellerault e
Chatellerault-Parigi. L’ordine sociale è turbato. Quale esempio dà un uomo che
si rivolta! Quanto è debole la società vicino un Individuo! Sarà il cannone?
Sarà la melinite?
"In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO! E adesso alle urne, bestiame!” Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906
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venerdì 9 novembre 2012
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