Frank Horvat - Ti voglio chiedere una cosa: c'è questa vita che scorre, e questi istanti che valgono tutti la pena di essere vissuti, e queste diecimila o ventimila foto che tu hai fatto, che sono tutte interessanti. Ma poi ce ne sono venti, o trenta, o quaranta, dove c'è qualcosa di più, la grazia. Tra tutte le foto che tu hai fatto all'ospizio c'è questa, che è stata pubblicata dappertutto…
Mario Giacomelli - Sai perché per me è bella? Tu vedi la vecchia, l'ospizio. Ma se tu la guardi ancora meglio, non c'è più né vecchia né ospizio, è come un mare bianco, come una barca su un'onda. Ma questo è venuto dopo che ho pianto dentro di me una quantità di volte, di fronte ad altre immagini. Non so se questa è più importante, per me sono tutti attimi, come il respiro, quella prima non è più importante di quella dopo, ce ne son tanti, finché tutto si blocca e tutto finisce. Quante volte abbiamo respirato questa sera? Nessun respiro era più bello dell'altro e tutti insieme sono la vita. Ma un'altra fotografia che sento è questa: perché c'è qualche cosa che ha ancora il sapore di vivo, ma qualche cosa d'altro che è già come decomposto, deformato. Da qui a qui è passato il tempo, qui riesci a decifrare, qui c'è solo una macchia, solo polvere, si è già impastato tutto, perso tutto.
