"In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO! E adesso alle urne, bestiame!” Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906
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venerdì 21 febbraio 2014
La fame non aspetta...
Decongestionare l'Economia vuoi dire semplificarla, filtrare il superfluo perché la fame non aspetta.
Così poco inclini come siamo ad occuparci d'Economia, è sotto il suo aspetto Economico ed
esclusivamente Economico che la situazione attuale ci colpisce, e lo fa in maniera pressante,
angosciante, richiedendo soluzioni immediate, se non vogliamo che siano gli avvenimenti a imporci
le loro soluzioni, che sarebbero disastrose, ma probabilmente decisive. E la questione che si pone è
quella di sapere se bisogna provare a orientarli, gli avvenimenti, accelerandone il ritmo nel loro
verso, o se per caso non valga la pena di lasciarli correre, fino a che l'ascesso si svuoti da sé, una
volta per tutte, e per davvero.
Possiamo affidare al caso, certo, il compito di giungere a soluzioni estreme; ma non è affatto certo
che il caso non guidato faccia bene e completamente quanto deve, ma un intervento, poiché un
intervento è inevitabile e necessario, potrebbe darsi, per essere al contempo efficace e decisivo, solo
nel senso di un certo numero di necessità naturali e fiutando gli avvenimenti.
Che la situazione sia grave, angosciante, e ancor più che angosciante, minacciosa, nessuno lo
negherà e forse non dipende ormai più da noi il fatto che diventi, dall'oggi al domani, catastrofica.
Qualunque cosa avvenga, c'è un certo numero di fatti elementari che è indispensabile che siano da
tutti compresi, per contenere o precedere il disastro, e in tal caso farlo evolvere in un corso
vantaggioso e comunque efficace perché se ne tragga il maggior vantaggio.
Si sa che quest'anno, come "tredicesima", i salari sono stati ridotti qui dei 10, altrove dei 20%, e
questo in modo unanime, in tutta la Francia.
In questa notte di fine d'anno, prima dell'anno nuovo che non osiamo più sperare si conduca meno
fiaccamente e meno ... dei precedente, sappiamo che la maggior parte dei teatri di Parigi ha
registrato incassi che si possono considerare i peggiori dell'anno, e per i cinema gli incassi sono diminuiti, in rapporto alla vigilia di Natale, di un sesto.
Otto giorni fa, il maggior industriale serico di Lione, Gillet, la cui azienda era vecchia di oltre un
secolo, è fallito, accusando una perdita di capitale di un miliardo, e lasciando sul lastrico più di
tremila operai.
Lo Stato non concede sussidi di disoccupazione, ma le autorità locali, che non vogliono lasciar
morire di fame i trecentomila disoccupati della regione parigina, prendono, da casse di mutuo
soccorso frettolosamente messe in piedi, da sei a otto franchi al giorno che distribuiscono a ogni
disoccupato, che per poco che tenga famiglia ha a mala pena di che conservare forza sufficiente per
vedersi lucidamente morire di fame.
Questa è la soluzione come si mostra ai non prevenuti e agli ignoranti. Ma questi elementi sono
insufficienti per sbattere, davanti agli occhi di chi non ha paura di affrontare la verità, il quadro
premonitore di immense, inevitabili e indubbiamente salutari, perché necessarie, rivoluzioni.
Capitalizzare la fame.
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