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mercoledì 20 marzo 2013

Sul dovere della disobbedienza civile



Per sei anni non ho pagato la tassa sulle persone (poll-tax). Una volta sono stato messo in carcere per una notte, proprio a causa di ciò. In cella, mentre osservavo le mura di solida pietra, spesse due o tre piedi, la porta di legno e ferro spessa un piede, e l'inferriata che faceva passare la luce, non potei fare a meno di essere colpito dalla stupidità di quella istituzione che mi trattava come se io fossi un pezzo di carne, ossa e sangue, da mettere sotto chiave. Mi stupivo che tale istituzione fosse alla fine arrivata alla conclusione che questo era l'impiego migliore riservato per me, e che non avesse mai pensato di avvalersi in qualche modo dei miei servigi. Mi resi conto che, se c'era un muro di pietra tra me e i miei concittadini, ce n'era un'altro ancora più difficile da superare o da attraversare prima che essi potessero essere liberi come lo ero io. Neanche per un istante mi sentii confinato, e le mura sembravano un grande ammasso di pietre e malta. Ebbi la sensazione come se io solo, tra tutti i miei concittadini, avessi versato la tassa. Chiaramente essi non sapevano come trattarmi, ma si comportavano da persone incolte. Qualsiasi minaccia e qualsiasi parola gentile erano fuori posto; essi infatti ritenevano che il mio desiderio principale fosse di essere dall'altra parte del muro di pietra. Non potevo evitare di sorridere nel vedere con quanta cura essi chiudessero la porta a chiave per imprigionare i miei pensieri che li seguivano fuori di nuovo senza vincolo o impedimento, e questi erano davvero quello che c'era di pericoloso. Dal momento che non potevano arrivare alla mia persona, avevano deciso di punire il mio corpo; allo stesso modo che alcuni ragazzi, se non possono vendicarsi direttamente su qualcuno a cui portano rancore, se la prendono con il suo cane. Mi resi conto che lo Stato era un povero idiota, pauroso come una donna sola che trasporta argenteria, e che non sapeva riconoscere gli amici dai nemici, e allora persi qualsiasi rispetto che mi rimaneva ancora per esso, e lo compatii. Quindi lo stato non si confronta mai volutamente con i sentimenti umani, intellettuali o morali dell'individuo, ma solo con il suo corpo, con i suoi sensi. Non è attrezzato con spirito o onestà superiori, ma con una superiore forza fisica. Io non sono nato per essere costretto. Voglio assaporare la vita a modo mio. Vediamo chi è il più forte. Che potere di costrizione ha una massa? Solo coloro che obbediscono ad una legge superiore alla mia possono dettarmi degli obblighi. Mi spingono a diventare come loro. Non mi è giunta voce di individui veri costretti a vivere in questo o quel modo da masse di gente. Che sorta di vita sarebbe quella? Quando incontro un governo che mi dice: "La tua borsa o la tua vita", perché dovrei affrettarmi a dargli i miei soldi? Potrebbe trovarsi in notevoli ristrettezze, senza sapere come venirne fuori: non ci posso far niente. Esso deve aiutarsi da solo, come faccio io. Non serve a niente piagnucolarsi addosso. Non sono responsabile per l'operato efficiente della macchina sociale. Non sono il figlio dell'ingegnere. Mi rendo conto che, quando una ghianda e una castagna cadono l'una accanto all'altra, la prima non giace inerte per fare posto all'altra, ma entrambe obbediscono alle loro leggi, e si schiudono, crescono e fioriscono al meglio, fino a quando una delle due, secondo il caso, mette in ombra e annulla l'altra. Se una pianta non può vivere secondo natura, muore; e così è per l'essere umano.

martedì 12 marzo 2013

Dono unico



Ciò che sta alle nostre spalle, come ciò che sta davanti a noi, è piccola cosa rispetto a quanto si trova dentro di noi. E quando portiamo nel mondo esterno quello che è dentro di noi, accadono i miracoli.

giovedì 28 febbraio 2013

Preferisco la lentezza alla velocità.





Per quanto sia meschina, incontrate la vostra vita e vivetela; non evitatela  e non la insultate.
Non è cattiva come voi.
Sembra più povera quando voi siete più ricchi.
Il cercatore di difetti ne troverà anche in paradiso.
Amate la vostra vita, per quanto povera.
Potrete forse avere delle ore piacevoli, eccitanti, gloriose anche all'ospizio dei poveri.
Il sole al tramonto  si riflette altrettanto luminoso  dalle finestre dell'ospizio  come nella dimora del ricco; la neve si scioglie davanti alla porta  allo stesso inizio di primavera.
Non capisco come una mente serena  non possa vivere anche lì come in un palazzo, con la stessa felicità, e avere pensieri altrettanto consolanti.
I poveri di città mi sembrano spesso vivere la vita più indipendente di tutti. Forse sono semplicemente abbastanza grandi da ricevere senza timore.
Molti pensano di essere superiori all'assistenza della città: ma più spesso succede che non siano superiori ad assistere se stessi  con mezzi disonesti, il che dovrebbe essere più disdicevole.
Coltivate la povertà come un'erba da giardino. Non preoccupatevi molto per ottenere nuove cose, che siano vestiti o amici.
Rivoltate quelli vecchi; tornate da loro.
Le cose non cambiano; cambiamo noi.
Vendete i vestiti e tenete i pensieri. Dio vedrà che non vi manca la compagnia.
Se fossi confinato  in un angolo della soffitta  per tutti i miei giorni, come un ragno, il mondo sarebbe per me ugualmente grande, se ho i miei pensieri con me.
Disse il filosofo: " Da un esercito di tre divisioni si può portare via il generale, lasciandolo allo sbando; dall'uomo più abietto e volgare non si può portar via il pensiero".
Non cercate con tanta ansia di svilupparvi , di sottomettervi a molte influenze su cui puntare; è tutta dissipazione.
L'umiltà , come l'oscurità, rivela le luci del paradiso.
Le ombre della povertà e della meschinità ci si radunano intorno, "ed ecco! La creazione ci appare alla vista".
Ci si ricorda spesso  che se ci fosse donata  la ricchezza di Creso , i nostri scopi  dovrebbero rimanere sempre gli stessi. Inoltre, se siete limitati nelle vostre possibilità dalla povertà, se non potete comprare libri e giornali, per esempio, non siete che confinati alle esperienze più significative e vitali; siete costretti a trattare il materiale  che frutta il massimo dello zucchero e il massimo dell'amido.
E' una vita vicina all'osso, dove è più dolce.
Nessuno si perde mai su un livello inferiore, dimostrando magnanimità su un livello superiore.
La ricchezza superflua può comprare solo cose superflue.
Non sono richiesti soldi per comprare una necessità dell'anima.

lunedì 25 febbraio 2013

Camminare






Il sole tramonta su qualche vecchio prato, dove non si vede alcuna casa, con tuta la gloria e lo splendore che prodiga sulle città come non ha mai fatto prima, dove c'è un falco di palude solitario con le ali da esso indorate, o solo un ratto che guarda fuori dalla sua tana, e dove c'è qualche ruscello che come nera venatura appena abbozzata, serpeggia lentamente in mezzo alla palude tra i meandri di ceppi putridi.
Camminavamo in una luce così pura e brillante, che indorava l'erba appassita e le foglie così dolcemente e serenamente brillanti, pensavo che non mi ero mai  bagnato in un diluvio così dorato, senza mormorare contro di esso.
Il lato occidentale di ogni albero e di ogni sollevamento di terra  luccicavano come campi Elisi ed il sole sulle nostre schiene sembrava un pastore gentile  che ci portava la sera a casa."

martedì 12 febbraio 2013

Disobbedienza civile

"Sono di nascita troppo nobile per diventare di proprietà, per essere il secondo al comando, o un utile servo e strumento di qualunque stato sovrano al mondo". Chi si concede interamente ai propri simili appare loro essere un uomo inutile ed egoista; ma chi si concede loro solo in parte, è considerato un benefattore ed un filantropo. Come deve comportarsi un uomo, oggi, nei confronti di questo governo americano? Io rispondo che non può esservi associato senza che ciò sia un disonore. Non mi è possibile neppure per un momento riconoscere come il mio governo quell'organizzazione politica che sia anche un governo schiavista. Tutti gli uomini riconoscono il diritto alla rivoluzione, quindi il diritto di rifiutare l'obbedienza, e d'opporre resistenza al governo, quando la sua tirannia o la sua inefficienza siano grandi ed intollerabili. Ma quasi tutti sostengono che non sia questo il caso ora. Ma lo era, essi pensano, all'epoca della Rivoluzione del '75. Ma se qualcuno mi dicesse che quello era un cattivo governo perché tassava certe merci straniere d'importazione, è molto probabile che io non solleverei difficoltà su ciò, perché posso fare a meno di quelle merci: tutte le macchine hanno il loro attrito, ed esso ha forse un lato positivo in grado di controbilanciare quello negativo. Ad ogni modo, è un gran male darvi molto peso. Ma quando l'attrito arriva ad avere la sua macchina, e l'oppressione ed il ladrocinio sono organizzati, allora io dico, non teniamoci questa macchina più a lungo In altre parole, quando un sesto della popolazione di una nazione che si è impegnata ad essere il rifugio della libertà è formato da schiavi, ed un intero paese è invaso e sottomesso ingiustamente da un esercito straniero, ed è soggetto alla legge marziale, penso che non sia troppo presto per gli uomini onesti per ribellarsi e fare una rivoluzione. Ciò che rende questo compito ancora più urgente è il fatto che il paese assoggettato non è il nostro, ma nostro è l'esercito invasore.

lunedì 31 dicembre 2012

Non rinchiudo il mio sogno

Ogni votazione è una sorta di gioco d’azzardo, come la dama o il “backgammon”, con una lieve sfumatura morale, un gioco con il giusto e l’ingiusto, con le questioni morali; e naturalmente le scommesse lo accompagnano. Il buon nome dei votanti non è in discussione. Può darsi che io dia il mio voto in base a ciò che considero giusto; ma non è per me vitale che il giusto prevalga. Sono disponibile a lasciare ciò alla maggioranza. L’impegno del voto, dunque, non va mai oltre quello della convenienza. Persino votare per il giusto è un non fare niente per esso. Significa solo manifestare debolmente agli uomini il desiderio che il giusto debba prevalere. Un uomo saggio non lascerà il giusto alla mercé del caso, né desidererà che esso prevalga mediante il potere della maggioranza. C’è pochissima virtù nell’azione delle masse umane.

lunedì 12 novembre 2012

Semplicità



Fin dove riesco  ad andare indietro con la mia memoria, mi rendo conto  di aver fatto istintivamente riferimento a una precedente condizione d'esistenza... Sono vissuto in Giudea milleottocento anni fa, ma non sapevo che tra i miei contemporanei  c'era uno che era Cristo. Così come allora le stelle mi guardavano mentre facevo  il pastore  in Assiria, ora mi guardano  nel New England.

lunedì 8 ottobre 2012

Indipendenza. Ovvero Il cavaliere nero (da "Uomini Non Sudditi)



La mia vita è più civile e libera
Di qualsiasi altra societa' retta da leggi
Voi principi conservate i vostri regni
E il vostro potere ben costruito

Non vasto quanto i miei sogni
Né ricco quanto è quest'ora

Che cosa potreste darmi voi che io non abbia già?
Che cosa potreste prendermi che io abbia di già?
Sarete mai in grado di difendere chi è già fuori pericolo?
Sareste mai in grado di ereditare la nudità di chi è già nudo?

Sordo è l'orecchio del tempo a tutti i veri desideri
Lo stato di miseria non ha altro sollievo
che i quattrini
Ma un'anima libera - grazie a Dio -
Non ha bisogno che di se stessa

Sii sicuro che il tuo fato
Determini se stesso,
Che non appartenga a nessuno,
Neppure alla più nobile delle terre;
Negli accampamenti coperti da drappi d'oro
Non trova posto
Ma è più onorevole di loro,
e sospira una tenzone più nobile;
Un più alto lignaggio celebra la sua tomba
Una luce più alta la sua armatura riflette.

La vita che io anelo a vivere
Mai uomo mi ha proposta,
solo la promessa del mio cuore
Porta il suo blasone.

lunedì 17 settembre 2012

"Walden ovvero vita nei boschi"

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.

Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario.

Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici; se si fosse rivelata meschina, volevo trarne tutta la genuina meschinità, e mostrarne al mondo la bassezza; se invece fosse apparsa sublime, volevo conoscerla con l'esperienza, e poterne dare un vero ragguaglio nella mia prossima digressione.