"In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO! E adesso alle urne, bestiame!” Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906
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venerdì 15 novembre 2013
L'amore della menzogna
Quando, o cara e indolente, ti vedo procedere, al canto degli strumenti che si frange al soffitto,
sospeso il passo armonioso e lento e girata tutt'intorno la noia dello sguardo, profondo; quando, ai
fuochi del gas che la colora, contemplo la tua pallida fronte, che abbellisce un morboso fascino, e le
faci della sera incendiano d'aurora i tuoi occhi stregati come in un ritratto, mi dico: Com'è bella e
come bizzarramente fresca! La grave memoria, pesante e regale torre, l'incorona, e il suo cuore,
come una pesca ammaccata è maturo, similmente al suo corpo, per un amore raffinato.
Sei forse il frutto d'autunno dai sapori regali, la funebre urna in attesa di lagrime, il profumo che fa
sognare oasi lontane, il cuscino carezzevole, il canestro di fiori?
Io so che vi sono occhi pieni di malinconia che non celano alcun segreto prezioso: bei cofani senza
gioielli, medaglioni senza reliquie, più vuoti e più profondi di voi medesimi, o cieli!
Ma non basta, per rallegrare un cuore che fugge la verità, che tu sia l'apparenza? Che importano la
tua stupidità, la tua indifferenza? Maschera o ornamento, ti saluto: io adoro la tua bellezza.
lunedì 3 giugno 2013
Danza macabra
Fiera della sua nobile statura, come una persona viva, col suo gran mazzo di fiori, il fazzoletto e i guanti, lei ha la noncuranza e la disinvoltura d'una civetta magra dall'aria stravagante. Hai visto mai al ballo una vita più sottile? La sua veste esagerata, nella sua ampiezza regale, ricade abbondante sopra un piede magro, stretto nella scarpina infiocchettata, graziosa come un fiore. Il collarino che le scherza intorno alle clavicole, come un ruscello lascivo strisciante contro la roccia, difende pudico dai lazzi ridicoli le funebri grazie che vuole nascondere. Che occhi profondi di vuoto e di tenebre! Come oscilla mollemente sulle fragili vertebre il suo cranio acconciato di fiori con arte! Oh, fascino d'un nulla follemente agghindato! Alcuni diranno che tu sei una caricatura; amanti ebbri di carne, non capiscono l'eleganza senza nome dell'umana armatura. Ma tu rispondi, grande scheletro, al mio gusto più caro! Vieni forse a tubare, con la tua possente smorfia, le feste della Vita? O ti spinge credula al sabba del Piacere qualche antica voglia speronando ancora la tua vivente carcassa? Speri dunque di cacciare il tuo incubo beffardo al canto dei violini, alla fiamma delle candele? Vieni a chiedere che il torrente delle orge rinfreschi l'inferno acceso nel tuo cuore? Inesauribile pozzo di stoltezza e di colpe! Eterno alambicco dell'antico dolore! Come vedo ancora errante l'insaziabile aspide il traliccio curvo delle tue costole! Temo che tutta la tua civetteria non troverà un compenso degno dei tuoi sforzi: quale cuore mortale capirà lo scherzo? L'incanto dell'orrore inebria solo i forti. L'abisso dei tuoi occhi, pieno d'orribili pensieri, esala vertigine, e i cauti ballerini non contempleranno senza nausee amare il sorriso eterno dei suoi trentadue denti. Eppure, chi non ha stretto fra le sue braccia uno scheletro? Chi non s'è nutrito con le cose della tomba? Che importano profumo, abito, toletta? Chi fa il disgustato, mostra di credersi bello. Baiadera senza naso, irresistibile baldracca! di' dunque a questi ballerini che fanno i contrariati: "Malgrado cipria e rossetto, puzzate tutti di morte. ballerini che vi volete fieri, scheletri muschiati, Antinoi sfioriti, dandy glabri, cadaveri verniciati, vitaioli canuti? Nel gioco universale della danza macabra, siete trascinati, verso luoghi sconosciuti! Dai freddi lungo-Senna alle rive brucianti del Gange la mandria dei mortali salta e s'inebria senza vedere la tromba dell'Angelo, da un buco del soffitto, sinistra, spalancata come un nero schioppo. Ridicola Umanità, la Morte mira in ogni clima, sotto qualsiasi sole, le tue contorsioni, e sovente, come fai tu, profumandosi di mirra come te, mischia la sua ironia alla tua insania!"
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