venerdì 17 agosto 2012

Raimon Panikkar, Da ”Lo spirito della parola”

Raimon Panikkar 


Tra l’Essere e la Parola la relazione è costitutiva.  Essere e Parola non sono due; non si possono separare. Non sono nemmeno uno; non si possono confondere. La relazione  è advaita (aduale); è trinitaria , L’Essere parla  e la Parola non gli è inferiore. Ogni parola è un mistero in quanto dice un universo. La parola rosa, per esempio, risveglia, dice rivela non solo tutto ciò che è “in sé” (che è già un’astrazione) ma tutto ciò che realmente è  “in tutto”, perché è in relazione costitutiva con tutto l’universo: la terra, il lavoro, la caducità, la bellezza, la vita, la morte, l’unicità, il sole, la pioggia, i pianeti, gli spazi del firmamento, la forma. La parola rosa dice ben più che “la rosa” sono io che la pronuncio e quindi include anche me, sono io che dico rosa e non rhodon (greco) o japa (sanscrito), sono io che mi trovo coinvolto in tutto un universo linguistico e culturale che mi suggerisce tutto un universo (centrato sulla rosa). E, ancora, sono io che la dico ma non a me solo bensì a un tu, a un noi; e la parola stessa ci connette con noi tutti per i quali la parola riveste un significato, o meglio libera una quantità di sensi: colori, odori, significati, concetti, metafore, sentimenti, connotazioni… A rigore, la parola rosa non è un semplice sostantivo; è un sostantivo carico di aggettivi (di rosa); ma è anche un verbo, un’azione. La parola rosa “roseggia” per così dire: passa dalla rosa a me, a noi, e da noi alla rosa; ha luogo tutta un’azione transitiva e intransitiva tra la rosa e tutto ciò che la rosa “roseggia”: la immaginiamo, la odoriamo, la recidiamo, l’offriamo, le parliamo, ci parla, ci affascina, ci attrae (o respinge), ci ricorda, ci emoziona (fino a giungere a infastidirci con sentimentalismi deplorevoli). La parola rosa non è mai sola. Persino il più puro nominalismo deve aggiungere un tenemus al “nome della rosa”: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus (della rosa di prima resta il nome; abbiamo i nomi nudi). Ricorrere ai poeti non è licenza “poetica” ma stretto rigore linguistico: 

E io mi son detto: costruirò la rosa del pensiero con i petali di fragranza suggerita; non bramare il fiore – non siamo nel giardino – cammina quietamente per il viale ombroso, a volte folgorante, delle parole.

(J.Vinyoli, El callat)

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