Raimon Panikkar
Tra l’Essere e la Parola la relazione è costitutiva. Essere e
Parola non sono due; non si possono separare. Non sono nemmeno uno; non si
possono confondere. La relazione è advaita (aduale); è trinitaria ,
L’Essere parla e la Parola non gli è inferiore. Ogni parola è un mistero in
quanto dice un universo. La parola rosa, per esempio, risveglia,
dice rivela non solo tutto ciò che è “in sé” (che è già un’astrazione) ma tutto
ciò che realmente è “in tutto”, perché è in relazione costitutiva con tutto
l’universo: la terra, il lavoro, la caducità, la bellezza, la vita, la morte,
l’unicità, il sole, la pioggia, i pianeti, gli spazi del firmamento, la forma.
La parola rosa dice ben più che “la rosa” sono
io che la pronuncio e quindi include anche me, sono io che dico rosa e non
rhodon (greco) o japa (sanscrito), sono io che mi trovo coinvolto
in tutto un universo linguistico e culturale che mi suggerisce tutto un universo
(centrato sulla rosa). E, ancora, sono io che la dico ma non a me solo bensì a
un tu, a un noi; e la parola stessa ci connette con noi tutti per i quali la
parola riveste un significato, o meglio libera una quantità di sensi: colori,
odori, significati, concetti, metafore, sentimenti, connotazioni… A rigore, la
parola rosa non è un semplice sostantivo; è un sostantivo carico di
aggettivi (di rosa); ma è anche un verbo, un’azione. La parola rosa “roseggia”
per così dire: passa dalla rosa a me, a noi, e da noi alla rosa; ha luogo tutta
un’azione transitiva e intransitiva tra la rosa e tutto ciò che la rosa
“roseggia”: la immaginiamo, la odoriamo, la recidiamo, l’offriamo, le parliamo,
ci parla, ci affascina, ci attrae (o respinge), ci ricorda, ci emoziona (fino a
giungere a infastidirci con sentimentalismi deplorevoli). La parola rosa non è
mai sola. Persino il più puro nominalismo deve aggiungere un tenemus al
“nome della rosa”: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus (della
rosa di prima resta il nome; abbiamo i nomi nudi). Ricorrere ai poeti non è
licenza “poetica” ma stretto rigore linguistico:
E io mi son detto: costruirò la rosa del pensiero con i petali
di fragranza suggerita; non bramare il fiore – non siamo nel giardino – cammina
quietamente per il viale ombroso, a volte folgorante, delle parole.
(J.Vinyoli, El callat)

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