giovedì 9 agosto 2012

Jean-Marie Gustave Le Clézio, Estasi e materia - Tre brevi passi

Per me certa incoscienza equivale a cattiveria. Una parola detta alla leggera, un gesto avventato, un atteggiamento, un lampo degli occhi, un'intonazione, un riflesso... ed ecco il mondo, fradicio, irrecuperabile. L'altro, l'altro che credevamo tanto vicino, tanto vero, si chiude di colpo nel suo guscio. Rifiuta. Rinnega. Chiude la porta odiosa del suo io, e davanti a noi non resta più altro che il buio, vuoto, deprimente, ostile. Qualche volta gli uomini e le donne si lasciano andare a questi moti incoscienti, suprema forza dell'inimicizia. Cessano bruscamente, senza che si sia potuto capire il perché, di essere vicini. Riprendono il loro vecchio volto di nemico. Mentono. Tradiscono. Scivolano nel dominio dell'incontrollabile, dell'inabitabile. Ecco forse ciò che è più odioso: l'istante in cui il relativo conforto delle abitudini, dei costumi e della civiltà vien meno. E sorge, come una maschera contratta, la faccia che non si conosce, che non si potrà conoscere. L'occhio diventa un globo glauco e vendicativo, la bocca è carica d'ingordigia, le mani tentano di afferrare, le parole disprezzano, vogliono sopraffare. Il regno dell'abiezione ricomincia.
La dolcezza degli esseri è nei bruschi lampi di purezza e di calma che arrivano a forare la notte della solitudine. La comprensione, anche oltre le parole, anche oltre l'intelligenza, la comprensione che non si esprime ma che si sente, la libertà terribile che viene a un tempo dall'altro e da me stesso. Questo miracolo, soltanto la lucidità può operarlo. Finalmente comunico, finalmente condivido. So di essere aiutato.
***
La verità della coscienza non è una immaginazione; non è una vaga aspirazione all'idea di giustizia. La coscienza è un sentimento, con tutto ciò che questo comporta di reale, di immediato, di evidente. E' la conoscenza spontanea, imperfettibile, inalienabile, soprattutto immobile, dell'ESSERE. E' il sapere allo stato puro, irriducibile alle analisi e alle ripartizioni dello spirito. Non ci sono molte forme di coscienza, ma una sola. Il linguaggio non potrà mai restituire questa evidenza, dal momento che il linguaggio è una interpretazione, un'alienazione, un'azione. Ciò che dobbiamo indovinare è nascosto dietro le parole e gli atti, è nascosto dietro le opere. Dobbiamo ritornare al punto di partenza per conoscere il luogo d'arrivo. Fra la realtà bruta e la riconquista della realtà pura, c'è tutto il viaggio del verbo. Ma poiché la nostra conoscenza si completa soltanto attraverso il linguaggio, non abbiamo scelta. Dobbiamo recuperare la verità nella menzogna, ritrovare l'impulso nel movimento. Le nostre probabilità di riuscirci sono minime. Appartengono molto più alla strada verso il silenzio che non al trionfo nel sistema delle parole. Ciò che è nascosto, ciò che è mistero o enigma, porta in sé le chiavi della libertà e della chiarezza.
***
La menzogna ottusa del linguaggio degli uomini non é quella di tentare la creazione di legami precari, o di essere ciechi sulla solitudine essenziale. E' quella di non accettare di andare avanti, di andare in profondità e dritto al cuore della comunicazione. Gli uomini s'ingannano non quando tentano di chiamarsi, ma quando rifiutano di farlo gridando. Quando si accontentano di strutture superficiali mentre bisognerebbe scavare nel fondo più tragico, nel fondo più vero, per trovare il linguaggio lacerante che suscita le emozioni e forse trasforma la notte in ombra.

Nessun commento: