Per me certa incoscienza equivale a
cattiveria. Una parola detta alla leggera, un gesto avventato, un atteggiamento,
un lampo degli occhi, un'intonazione, un riflesso... ed ecco il mondo, fradicio,
irrecuperabile. L'altro, l'altro che credevamo tanto vicino, tanto vero, si
chiude di colpo nel suo guscio. Rifiuta. Rinnega. Chiude la porta odiosa del suo
io, e davanti a noi non resta più altro che il buio, vuoto, deprimente, ostile.
Qualche volta gli uomini e le donne si lasciano andare a questi moti
incoscienti, suprema forza dell'inimicizia. Cessano bruscamente, senza che si
sia potuto capire il perché, di essere vicini. Riprendono il loro vecchio volto
di nemico. Mentono. Tradiscono. Scivolano nel dominio
dell'incontrollabile, dell'inabitabile. Ecco forse ciò che è più odioso:
l'istante in cui il relativo conforto delle abitudini, dei costumi e della
civiltà vien meno. E sorge, come una maschera contratta, la faccia che non si
conosce, che non si potrà conoscere. L'occhio diventa un globo glauco e
vendicativo, la bocca è carica d'ingordigia, le mani tentano di afferrare, le
parole disprezzano, vogliono sopraffare. Il regno dell'abiezione
ricomincia.
La dolcezza degli esseri è nei bruschi lampi
di purezza e di calma che arrivano a forare la notte della solitudine. La
comprensione, anche oltre le parole, anche oltre l'intelligenza, la comprensione
che non si esprime ma che si sente, la libertà terribile che viene a un tempo
dall'altro e da me stesso. Questo miracolo, soltanto la lucidità può operarlo.
Finalmente comunico, finalmente condivido. So di essere aiutato.
***
La verità della coscienza non è una
immaginazione; non è una vaga aspirazione all'idea di giustizia. La coscienza è
un sentimento, con tutto ciò che questo comporta di reale, di immediato, di
evidente. E' la conoscenza spontanea, imperfettibile, inalienabile, soprattutto
immobile, dell'ESSERE. E' il sapere allo stato puro, irriducibile alle analisi e
alle ripartizioni dello spirito. Non ci sono molte forme di coscienza, ma una
sola. Il linguaggio non potrà mai restituire questa evidenza, dal momento che il
linguaggio è una interpretazione, un'alienazione, un'azione. Ciò che dobbiamo
indovinare è nascosto dietro le parole e gli atti, è nascosto dietro le opere.
Dobbiamo ritornare al punto di partenza per conoscere il luogo d'arrivo. Fra la
realtà bruta e la riconquista della realtà pura, c'è tutto il viaggio del verbo.
Ma poiché la nostra conoscenza si completa soltanto attraverso il linguaggio,
non abbiamo scelta. Dobbiamo recuperare la verità nella menzogna, ritrovare
l'impulso nel movimento. Le nostre probabilità di riuscirci sono minime.
Appartengono molto più alla strada verso il silenzio che non al trionfo nel
sistema delle parole. Ciò che è nascosto, ciò che è mistero o enigma, porta in
sé le chiavi della libertà e della chiarezza.
***
La menzogna ottusa del linguaggio degli
uomini non é quella di tentare la creazione di legami precari, o di essere
ciechi sulla solitudine essenziale. E' quella di non accettare di andare avanti,
di andare in profondità e dritto al cuore della comunicazione. Gli uomini
s'ingannano non quando tentano di chiamarsi, ma quando rifiutano di farlo
gridando. Quando si accontentano di strutture superficiali mentre bisognerebbe
scavare nel fondo più tragico, nel fondo più vero, per trovare il linguaggio
lacerante che suscita le emozioni e forse trasforma la notte in
ombra.

Nessun commento:
Posta un commento