Fuoco
e sempre anche il segreto di natura e l'ardore di vincere l'irresistibile segreto del bruciore che distrugge e che purifica che fa fondere tute le forme il fuoco contrario a ogni contorno a ogni disegno il forno la forgia il fornello la fornace l'inferno l'eterno bruciare in cui il peccato si consuma senza fine
come in cima alla montagna sacra brucia senza consumarsi il cespuglio da cui esce la voce la voce di colui che è l'unico che parla di colui che dice la parola che accende la luce
e tutti quei fuochi dei sacrifici che salgono verso tutti gli dèi dalle pietre degli altari che esalano fino al cielo la materia purificata delle vittime sante offerte alla santità delle supreme maestà con il godimento delle loro vampe luminose e che penetrano profondamente con i loro sentori acri nelle nari degli immortali portando loro con la bruciatura il dono che era stato loro sottratto
questo dono del fuoco che un Titano fece all'uomo dopo averlo rubato agli dèi quel dono divino quel furto della divinità del suo splendore del suo ardore della sua folgorazione il furto di ciò che non lascia niente intatto niente che non sia ridotto raggrinzito disseccato oppure spezzato frantumato sbriciolato fracassato oppure fuso liquefatto dissolto
Prometeo ladro del cielo del fuoco del cielo del fuoco che è il cielo del cielo acceso dall'incendio che fa cielo e separa la terra calcinata e la montagna nera sulla quale l'avvoltoio pianta il suo becco nel fegato cocente del ladro incatenato
ma anche il fuoco è ladro il fuoco non è altro che un furto il fuoco sottrae tutto e lui pure si sottrae
quel fuoco rubato che bisogna continuamente restituire agli dèi
"In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO! E adesso alle urne, bestiame!” Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906
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