Una giacca di velluto
Per otto soldi hai venduto
Per accattà quel coltello,
mezza lira, e fare lo sfregio
al re Umberto: primo di che?
Passannante ahi guaglione!
Prometeo del mondo cafone,
un mondo che a volte, con tue parole:
“baratta pur’ anco l’onore
delle proprie figliuole”
Madre Maria Fiore
mamma resa idiota
da fame e dolore,
pena e ancora dolore
per Giovanni fra tutti
il figlio migliore
Giovannino
in sella all’alfabeto e
di sghimbescio paladino,
cercando il drago
tu scopri il re, e quello
era nudo come te!
Uè guaglione
figlio plebeo
dal cuore di un signore
magari ci avevi pure ragione:
il re come nuvola
tra noi e il sole.
Poi arrivò la grazia
non più la morte
ma sepolto vivo
sotto una torre
e sotto il livello del mare,
dove brucia nel sale
la grazia regale.
Passannante mai pentito
di quel gesto contro l’oblio,
mite sguardo da fanciullino;
il Pascoli lo hai irretito
e il poeta mise sulla piaga
il dito.
Passannante no, nun chiagn’e cchiù
che lo re nun regnii cchiù.
"In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO! E adesso alle urne, bestiame!” Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906
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