"In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO! E adesso alle urne, bestiame!” Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906
mercoledì 22 agosto 2012
Francesco Saverio Merlino
Come sarà organizzata la Società Futura.
La società futura sarà organizzata come una vasta federazione di società operaie, ciascuna libera e
indipendente dall'altra, ma tutte unite insieme da liberi patti.
La terra sarà coltivata da associazioni di
contadini. Le miniere, da cui si estraggono le materie prime per le industrie, e i mezzi di trasporto
saranno proprietà comune di tutte le associazioni, e nessun gruppo potrà servirsene in modo da
speculare sui bisogni degli altri.
Vi saranno associazioni per tutti i lavori e per tutti gli scopi: e queste
associazioni saranno aperte a tutti quelli che vorranno lavorare. Un individuo farà parte al tempo
stesso di più associazioni; l'operaio della fabbrica potrà lavorare anche al campo. Il contadino potrà
occuparsi anche di chimica e di altri studi.
Ogni distinzione fra operai del braccio e operai della mente
deve cessare. L'uomo, alternando i lavori produce più e sviluppa meglio le sue facoltà. Il lavoro sarà
eseguito liberamente; non vi saranno più regolamenti vessatori come quelli che oggi il padrone
impone agli operai. Ogni associazione stabilirà da sé le condizioni del proprio lavoro, lasciando ai
suoi membri la più grande libertà compatibile con l'interesse generale. I membri delle associazioni
saranno uguali fra loro e non ci sarà disuguaglianza di trattamento.
L'ingegnere e il manovale saranno
ugualmente considerati, perché l'opera di entrambi è necessaria alla società.
Anzi, più il lavoro sarà faticoso, più breve sarà, e più sarà meritorio. Mentre oggi tanta gente pretende
« sacrificarsi » al bene pubblico facendo i politicanti, i deputati, ecc., nell'avvenire quelli che si
sentiranno portati a rendersi più utili alla società e a guadagnarsi la pubblica stima si sobbarcheranno
ai lavori più penosi.
Ma più o meno, o d'un modo o dell'altro, tutti gli uomini lavoreranno, perché
l'ozio e insopportabile, e mentre oggi molti sono educati fin da fanciulli a non fare nulla e a poltrire
nei vizi, l'educazione, l'esempio e l'opinione pubblica della società futura indurranno tutti a lavorare.
Per far parte di un'associazione bisognerà lavorare: nessuno uomo è tanto insensato da voler vivere al
bando della società. E se anche ce ne fosse qualcuno, sarebbe poco male, mentre ora le classi intere
vivono oziando o peggio, occupando la loro giornata a far male agli altri. Ché, se quelli che volessero
oziare fossero molti, si accorgerebbero subito dell'errore, perché non lavorando non si produce; e
quando non si produce non si mangia. D'altronde il lavoro non sarà faticoso, lungo e mal
ricompensato come oggi. Poche ore di lavoro manuale e il resto del tempo consacrato a lavori ed a
studi piacevoli - è tutto quel che ci vuole. E tutte le condizioni del lavoro saranno trasformate.
La
fabbrica dell'avvenire non sarà quella d'oggi. Ci sarà tanto spazio e aria e luce per l'operaio nella
fabbrica, quanto ce n'è oggi nelle case dei signori.
L'operaio non sarà condannato a morir di caldo, di fame e di sete mentre lavora; a stare sempre in
piedi, a continuare il suo lavoro quand'è stanco. Tutti gli agi, di cui godono oggi quelli che non fanno
niente, saranno goduti dagli operai. Perché nella fabbrica, accanto alla sala da lavoro, non ci
dovrebbero essere la sala di ricreazione, di lettura, ecc.? Perché non si cercherebbe di rendere il lavoro
meno penoso e gradito, con tutti i mezzi che mette a nostra disposizione la cresciuta civiltà? Noi non
sappiamo quali cambiamenti apporteranno al modo di produzione i progressi della meccanica e delle
scienze tecniche. Cosa certa è pero che anche allo stato attuale delle conoscenze, la vita dell'operaio
può essere circondata di tutti gli agi che oggi sono riservati ai signori. Nei paesi dove l'agricoltura è
decaduta si può farla rifiorire. Si possono moltiplicare a volontà i prodotti delle industrie; dare lavoro
a tutti, vestire tutti i laceri, e satollare tutti gli affamati. Coi mezzi di comunicazione che esistono, non
è più necessario che gli operai vivano agglomerati nelle catapecchie della città; si possono costruire
case lungo le linee ferroviarie in aperta campagna, senza far mancare in nessun posto i mezzi di
ricreazione e d'istruzione che oggi attraggono operai nelle città. Si può insomma trasformare la faccia
del mondo se gli uomini si decideranno una buona volta ad amarsi e ad aiutarsi reciprocamente,
invece di vivere gli uni alle spalle degli altri. Occorreranno più commercianti, banchieri, speculatori?
No, perché le associazioni si scambieranno direttamente i prodotti, senza neanche bisogno di moneta.
Tutte le relazioni che oggi si stabiliscono tra vari paesi per mezzo dei capitalisti, si stabiliranno tra
associazioni ed associazioni. Un'associazione prometterà all'altra, salvo casi di forza maggiore, una
data quantità di prodotti e riceverà eguale promessa di altri generi. Ma questi scambi non saranno fatti
con avarizia e con ingordigia; nessuna associazione vorrà guadagnare come oggi fa il capitalista, sul
lavoro altrui; nessuno vorrà arricchirsi e accumulare, perché tanto l'accumulazione non servirebbe a
nulla dal momento che non si troverebbero operai che volessero vendere le loro braccia per far
fruttificare la ricchezza accumulata.
Le associazioni si aiuterebbero fra loro nel bisogno. Se in un
luogo il raccolto è scarso, le associazioni di contadini altri paesi supplirebbero al difetto col loro
superfluo. Se paese è colto da un infortunio, gli altri lo soccorrerebbero.
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