
Ribellione, Scultura di Matteo Pugliese
Ora, oggi, benché la Società intorno a noi sia
dominata dal Culto delle Cose, e durerà segnata così per tutto il tempo, non
c'è nessuna ragione per cui non dovrebbe esistere un'anima individuale. Poiché
apparentemente l'unica cosa davvero di valore per il mio vicino, per tutti i
miei vicini, è correre dietro ai dollari, non c'è nessuna ragione per cui io
dovrei correre dietro ai dollari. Poiché i miei vicini immaginano che hanno
bisogno di un eccessivo mucchio di tappeti, mobili, orologi, porcellane,
bicchieri, arazzi, specchi, stoffe, gioielli e domestici che si prendano cura
di loro, e detective per tenere d'occhio i domestici, giudici per processare i
ladri, e politici per nominare i giudici, prigioni per punire gli imputati, e
guardiani per sorvegliare nelle prigioni, e esattori delle tasse per
raccogliere il mantenimento dei guardiani, e compensi per gli esattori delle
tasse, e solide case per contenere le proprietà, cosicché nessuno eccetto i
guardiani di ciò può derubarli – e
quindi per mantenere questo gran numero di parassiti, hanno bisogno di altri
uomini che lavorino per essi, e creano le tasse; poiché i miei vicini vogliono
tutto questo, è quella la ragione per cui dovrei dedicarmi a tale aberrante
follia? E dovrei piegare il mio collo per servire a mantenere lo sgargiante
spettacolo? Dobbiamo, poiché il Medioevo era oscuro, cieco, e brutale, buttar
via l'unica cosa buona che è impastata nella fibra dell'Uomo, che il lato
interiore di una creatura umana valga di più del lato esteriore? Che il
concepire una cosa più elevata di se stessi e vivere seguendo quella direzione
è il solo modo di vivere degnamente? Il traguardo per il quale lottare
dovrebbe, e deve, essere qualcosa di molto differente da quello che induceva i
fanatici medievali a disprezzare il corpo e a tormentarlo con continue
crocifissioni. Ma si può riconoscere le richieste e l'importanza del corpo
senza perciò sacrificare verità, onore, semplicità e fede, ai volgari ornamenti
dell'abbigliamento, di cui molte decorazioni sviliscono ciò che si poteva
pensare esaltassero.
Ho detto in precedenza che la dottrina, che gli
uomini sono niente e le condizioni economiche tutto, è stata ed è la rovina dei
nostri moderni movimenti di riforme sociali. I nostri giovani, animati dallo
spirito degli antichi maestri che credevano nella supremazia delle idee, anche
nel grande momento di buttar via ciò che insegnano, guardano con occhi
fiammeggianti agli stati sociali dell'Est, e reputano che i miracoli della
rivoluzione stiano per essere realizzati. Nel loro entusiasmo anticipano il
vangelo delle Condizioni economiche per significare che molto presto la
pressione dello sviluppo materiale deve abbattere il sistema sociale – essi
danno la cosa corrotta al punto da durare solo pochi anni, e allora essi stessi
saranno testimoni della trasformazione, parteciperanno delle sue gioie. I pochi
anni svaniscono e niente accade; l'entusiasmo si raffredda. Guardate questi
stessi idealisti allora, uomini d'affari di successo, professionisti,
possessori di proprietà, leader finanziari, insinuatisi nei ceti sociali che
una volta disprezzavano, stare miserabilmente, spregevolmente dietro a qualche
personaggio senza denaro cui avevano prestato dei soldi, o fatto qualche
servigio professionale gratis;
guardateli mentire, truffare, adulare, comprare e vendere se stessi per
qualsiasi cianfrusaglia, qualsiasi piccola pretesa a buon mercato. L'Idea
Sociale Dominante si è impadronita di loro, le loro vite in essa sono
inghiottite; e quando chiedete per quale ragione, vi dicono che le Condizioni
economiche li hanno costretti a fare così. Se gli citate le loro menzogne,
sorridono con tranquilla compiacenza di sé, ti assicurano che quando le
Condizioni economiche pretendono menzogne, le menzogne sono molto di più
rispetto la verità, che gli espedienti sono qualche volta più efficaci che la
condotta onesta, che l'adulazione e l'inganno non importano se lo scopo da
ottenere è allettante, e che nelle attuali "Condizioni economiche" la
vita non è possibile senza tutto questo; che si è sul punto di rendere
possibile che in qualsiasi momento le Condizioni economiche facciano più facile
dire la verità che mentire, ma fino a quel momento un uomo deve fare attenzione
a se stesso, sicuro! E così il cancro va avanti a corrompere la fibra morale, e
l'uomo diventa un grumo, una cosa schiacciata, un pezzo di melma scivolosa che
assume tutte le forme e perde tutte le forme, secondo quale buco o angolo
particolare desidera scivolare dentro – una disgustosa incarnazione della
bancarotta morale generata dal Culto delle Cose.
Fosse stato dominato da una concezione della vita
meno materiale, non fosse stata corrotta la sua volontà dal ragionamento
intellettuale su ciò che è fuori della sua esistenza, dalla sua accettazione della
sua propria inesistenza, le aspirazioni altruiste dei suoi anni giovanili si
sarebbero sviluppate e sarebbero state rafforzate dall'esercizio e
dall'abitudine; e la sua protesta contro l'epoca poteva essere scritta
durevolmente, e per qualche scopo.
Si dirà che i Padri Pellegrini non scavarono, dal
ghiaccio e dal granito del New England, l'idea che li radunò insieme dai loro
sparsi e oscuri villaggi inglesi, e li guidò sulle loro fragili navi attraverso
l'Atlantico in pieno inverno, per abbreviare il loro cammino contro tutte le
forze che si opponevano? Non erano uomini comuni, oggetto dell'azione della
legge comune? Si dirà che le Condizioni economiche li aiutarono? Quando
morte, malattia, fame e freddo ebbero
fatto il loro peggio, non uno di quelli che rimasero fu disposto con una facile
bugia a ritornare alle comodità materiali e alla possibilità di una lunga vita.
Avessero i nostri moderni rivoluzionari la vigorosa
e imperterrita concezione delle loro proprie capacità che questi ebbero, i
nostri movimenti sociali non sarebbero aborti così pietosi – marci fino
all'osso ancora prima che una macchiolina esterna appaia.
"Date a un leader sindacale un incarico
politico, e il sistema comincerà ad andare benissimo", ridono i nostri
nemici; e indicano beffardamente Terence Powderly acido verso i suoi, e citano
John Burns, che non appena andò in Parlamento dichiarò: "Il tempo
dell'agitatore è finito, il tempo del legislatore è venuto". "Sposi
un anarchico un'ereditiera, e il Paese è al sicuro", deridono – e hanno il
diritto di deridere. Ma avrebbero quel diritto, potrebbero averlo, se le nostre
vite non fossero dominate in prima istanza da desideri più insistenti di quelli
che volentieri vorremmo avere, che gli altri credono che noi riteniamo molto
cari?
È la vecchia storia: "Mira alle stelle, e puoi
raggiungere la cima del pilastro, ma mira al suolo e raggiungerai il
suolo".
Non è da supporre che chiunque conseguirà la piena
realizzazione di ciò che si prefigge, anche quando quei propositi non
coinvolgono un'azione congiunta con altri, sarà inferiore, in qualche misura sarà vinto da un'opposizione
concorrente o inerte.
Ma qualcosa otterrà, se continua a puntare in alto.
Cosa, allora, avrei? Voi chiedete. Avrei uomini che
investono se stessi con la dignità di uno scopo più alto della caccia alla
ricchezza, che scelgono una cosa da fare nella vita al di fuori della
produzione di cose, e se ne ricordano – non per un giorno, non per un anno, ma
per tutta la vita. E allora tengono fede a se stessi!
Non l'essere una prostituta, oggi professando
questo e domani quello, e senza difficoltà dichiarandosi estraneo ad entrambe
le cose ogniqualvolta diventa conveniente, non difendendo una cosa oggi e
domani baciando le mani dei suoi nemici, con quel pianto debole e codardo in
bocca, "Le Condizioni economiche mi rendono così". Esaminatevi
attentamente, e se amate i beni e il potere e la ricchezza più della vostra
propria dignità, umana dignità, oh, ditelo, ditelo! Ditelo a voi stessi e
attenetevi. Ma non soffiate caldo e freddo in un solo respiro. Non tentate di
essere un riformatore sociale e un rispettato possidente al tempo stesso. Non
predicate la retta e stretta via mentre state andando gioiosamente per quella
ampia. Predicate quella ampia, o non predicate affatto; ma non ingannate
voi stessi dicendo che vi piacerebbe aiutare l'usciere in una società libera,
ma che non potete sacrificare una poltrona per questo. Dite onestamente,
"Io amo le poltrone più degli uomini liberi, e le inseguo perché faccio
una scelta; non perché le condizioni economiche mi rendono così. Amo i
cappelli, grandi, grandi cappelli, con molte piume e grandi fiocchi; e vorrei
avere questi cappelli piuttosto che tormentarmi con sogni sociali che mai
saranno realizzati nella mia vita. Il mondo adora i cappelli, e io voglio
adorarli con loro".
Ma se scegliete la libertà e l'orgoglio e la forza
della singola anima, e la libera fraternizzazione degli uomini, come lo scopo
che la vostra vita deve manifestare, allora non vendetelo per del ciarpame. Credete
che la vostra anima è forte e manterrà la sua strada; e lentamente, attraverso
un'aspra lotta magari la forza crescerà. E quanto sopra è stato detto dei beni,
per cui altri barattano l'ultima possibilità di libertà, diventerà facile.
Alla fine della vita potrete chiudere gli occhi
dicendo: "Io non sono stato dominato dall'Idea Dominante della mia Epoca;
ho scelto la mia propria fedeltà e l'ho servita. Ho dimostrato con una vita che
c'è in un uomo ciò che lo salva dalla tirannia assoluta delle Condizioni
economiche, che infine conquista e rimodella le Condizioni economiche, il fuoco
immortale della Volontà Individuale, che è la salvezza del Futuro".
Abbiamo Uomini, Uomini che vogliano dire una parola
alle loro anime e mantenerla – mantenerla non quando è facile, ma mantenerla
quando è difficile – mantenerla quando la tempesta mugghia e c'è un cielo
venato di bianco e prima un tuono azzurro, e gli occhi sono accecati e le
orecchie assordate dalla guerra di cose contrarie; e mantenerla sotto il cielo
a lungo plumbeo e la grigia depressione che mai si dirada. Resistete fino
all'ultimo: è ciò che significa avere un'Idea Dominante, che le Condizioni
economiche non possono spezzare. E tali uomini create e annientate le
Condizioni economiche.
Da “Idea Dominante”
Voltairine de Cleyre
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