lunedì 5 novembre 2012

Soliloquio finale dell’amante interiore

Accendi la prima luce della sera, come in una stanza
in cui riposiamo e, con poca ragione, pensiamo
Il mondo immaginato è il bene supremo.
Questo è dunque l'incontro più intenso.
È in tale pensiero che ci raccogliamo
fuori da ogni indifferenza, in una cosa:
Entro una sola cosa, un solo scialle
che ci stringiamo intorno, essendo poveri: un calore,
luce, potere, l'influsso prodigioso.
Qui, ora, dimentichiamo l'un l'altro e noi stessi.
Sentiamo l'oscurità di un ordine, un tutto,
un conoscere, ciò che fissò l'incontro.
Entro il suo confine vitale, nella mente,
diciamo Dio e l'immaginazione sono tutt'uno...
quanto in alto l'altissima candela irraggia il buio.
Di questa stessa luce, della mente centrale,
facciamo una dimora nell'aria della sera
tale che starvi insieme è sufficiente.

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