martedì 6 novembre 2012

Il galeone



Siamo la ciurma anemica

d'una galera infame

su cui ratta la morte

miete per lenta fame.

Mai orizzonti limpidi

schiude la nostra aurora

e sulla tolda squallida

urla la scolta ognora.

I nostri dì si involano

fra fetide carene

siam magri smunti schiavi

stretti in ferro catene.

Nessun nocchiero ardito,

sfida dei venti l'ira?

Pur sulla nave muda,

l'etere ognun sospira!

Sorge sul mar la luna

ruotan le stelle in cielo

ma sulle nostre luci

steso è un funereo velo.

Torme di schiavi adusti

chini a gemer sul remo

spezziam queste catene

o chini a remar morremo!

Cos'è gementi schiavi

questo remar remare?

Meglio morir tra' i flutti

sul biancheggiar del mare.

Remiam finché la nave

si schianti sui frangenti

alte le rossonere

fra il sibilar dei venti!

E sia pietosa coltrice

l'onda spumosa e ria

ma sorga un dì sui martiri

il sol dell'anarchia.

Su schiavi allarmi allarmi!

L'onda gorgoglia e sale

tuoni baleni e fulmini

sul galeon fatale.

Su schiavi allarmi allarmi!

Pugnam col braccio forte!

Giuriam giuriam giustizia!

O libertà o morte!

Falci del messidoro,

spighe ondeggianti al vento!

Voi siate i nostri labari,

nell'epico cimento!

Giuriam giuriam giustizia!

O libertà o morte!

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