martedì 2 ottobre 2012

Diario di un disertore

Coscritto, ascolta! Ubbidire. Ciecamente ubbidire. Que­sta è la condanna che ti aspetta. Tacere. Pazientemente tacere. Ecco a cosa ti si condanna. Domani ti si ordinerà di marciare, correre, sparare, e quando non comprenderai, non resisterai, non mirerai dritto e bene, saranno rimproveri, ingiurie, punizioni e percosse. Quando invece, carico come un somaro, sarai buono, at­tivo, forte e darai prova di saper uccidere, ti elogeranno, ti si prometteranno biglietti di licenza e promozioni. Domani ti si introneranno le orecchie dicendoti che la patria ha bisogno di te e vuole sacrifici, che bisogna re­esistere alla fatica con coraggio e abnegazione, sopporta­re fame, sete, stanchezza, sonno, intemperie. Solo cosí dimostrerai di essere bravo e buon soldato e di servire il Re e la Patria. Mentre i capi vivono in barba a chi lavora e sgobba da mattina a sera, e altro pensiero non hanno se non quello della pappatoia, dell'uniforme, della mesata, a te presen­teranno invece le esigenze della «patria»: un Dio tremendo­ e terribile, per disgrazia padrone dispotico del destino di tanti figli di famiglia, rubati alla povertà, alla miseria, al dolore, per insegnargli ad uccidere, devastare,­ saldando nelle giovani menti l'odio e il disprezzo fra i popoli. Medita tutto quanto, e ascolta. Ricordati che la civiltà non avanza sulla bocca dei can­noni o sulla punta delle baionette, ma l'umanità cammi­na per virtú del lavoro, dell'amore, che affratella tutti i popoli, ora dannati a vivere sotto il giogo dello sfrutta­mento borghese.

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