L'uomo, dall'istante che aprì gli
occhi alla luce, nella confusione strana che lo circonda, cerca di ritrovare se
stesso, di conquistare se stesso. Ma tutto ciò cui il bambino tende le mani, si
schermisce dai tentativi quand'è minacciato e afferma la propria indipendenza. E
poiché ogni cosa vuol conservarsi qual'è e contrasta ad un tempo a tutto ciò
che le dissomiglia, la lotta per l'autonomia diviene inevitabile. Vincere o
soccombere, — tale la vicenda di questa lotta. Il vincitore diviene il padrone,
il soccombente lo schiavo; quegli esercita l'imperio, il "diritto sovrano",
questi adempie umile e riverente i "doveri di suddito". Ma essi
continuano ad esser nemici e sempre si guatano sospettosi l'un l'altro:
spiano le debolezze reciproche, i figli quelle dei genitori, i genitori quelle
dei figli (per esempio il loro timore): e chi non percuote è percosso. Nell'
infanzia noi riusciamo a liberarci col cercare la ragione delle cose e ciò che
in esse si nasconde (nel che i fanciulli son guidati da un sicuro istinto); e
perciò noi ci dilettiamo a rompere i nostri balocchi, a esplorare i cantucci
più reconditi, e ci sentiamo spinti da curiosità verso tutto ciò ch'è
misterioso ed appartato e su tutto vogliamo provar le nostre forze. Quando
abbiamo scoperto il segreto, l'intima essenza d'una cosa, ci sentiamo sicuri;
cosi, per esempio, quando ci siamo accorti che la verga è troppo più debole della
nostra caparbietà, essa non c'incute più timore, noi ci sentiamo ad essa
superiori. Dietro la verga si ergono, più potenti di essa, la nostra ostinazione
e il nostro coraggio orgoglioso. A poco a poco noi riusciamo a trionfare
di tutto ciò che un tempo ci appariva sinistro e pauroso; della temuta potenza
della verga, dello sguardo severo del padre, ecc., e dietro a tutto ciò noi
ritroviamo la nostra atarassia, vale a dire l'irremovibilità, l'intrepidezza,
la nostra resistenza, la nostra oltre possanza, l'invincibilità. Ciò che prima
ci incuteva timore e rispetto ora ci inspira coraggio; dietro ad ogni cosa si
drizza il nostro ardire, la nostra superiorità; al brusco comando dei superiori
e dei genitori noi contrapponiamo il nostro audace egoismo, o gli artifici della
nostra astuzia. E quanto più sentiamo d'esser noi, tanto più meschino ci appare
ciò che prima stimavano impossibile a superarsi.
"In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO! E adesso alle urne, bestiame!” Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906
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