martedì 18 settembre 2012

Abbi cura

Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose

reggendole vicino al fiore per non

pungersi le dita. Con l'altra mano taglia, si ferma e

poi taglia ancora, più sola al mondo

di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà

lo sguardo, non subito. È sola

con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non

a dire. So bene come si chiamano quei cespugli

regalatici per le nostre recenti nozze: Ama, Onora e Abbi Cura...

è quest'ultima rosa che lei all'improvviso mi porge, dopo

essere entrata in casa tra uno sguardo e l'altro. Affondo

il naso in essa, ne aspiro la dolcezza, la lascio indugiare—profumo

di promessa, di tesoro. Le reggo il polso per avvicinarla ancora,

i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro

quel che avverrà: moglie, finché posso, finché il mio fiato, un petalo

affannato dietro l'altro, riesce ancora a raggiungerla.


Traduz. di Riccardo Duranti

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