lunedì 20 agosto 2012

William Godwin


La verità è che un sistema di eguaglianza non richiede restrizioni o sovrintendenza. Non vi è bisogno di lavorare, mangiare
o gestire i magazzini in comune. Si tratta di strumenti deboli e
sbagliati per controllare la condotta senza conquistare il giudizio. Se non riuscite a portare i cuori della comunità dalla vostra
parte, non aspettatevi alcun successo con brute regolamentazioni. Se vi riuscite, la regolamentazione non è necessaria. Un
sistema simile era ben adeguato alla costituzione militare di
Sparta, ma è totalmente indegno di uomini che non si schierano
con altra causa che non sia quella della ragione e della giustizia.
Attenti a ridurre gli uomini allo stato di macchine. Non governateli attraverso un mezzo che non sia quello dell’inclinazione e
della convinzione.
L’amore della libertà conduce ovviamente a un sentimento di
solidarietà e a una propensione alla comprensione dei sentimenti
altrui. La diffusione generale della verità produrrà un miglioramento generale; e gli uomini si avvicineranno giorno per giorno
a quelle idee secondo le quali ogni oggetto verrà considerato nel
suo giusto valore. A questo aggiungete che il miglioramento di
cui stiamo parlando è pubblico e non individuale. È il progresso
di tutti. Ognuno troverà che i suoi sentimenti di giustizia e di
rettitudine echeggiano nei sentimenti dei suoi vicini .
È l’accumulo che modella gli uomini in una massa comune e
li rende adatti a essere manovrati come una bruta macchina. Se
fosse rimosso questo ostacolo, ognuno sarebbe unito al suo vicino, in amore e gentilezza reciproca, mille volte più di quanto lo
è ora; ma ognuno penserebbe e giudicherebbe da se stesso .
In una condizione della società in cui gli uomini vivono nel
mezzo dell’abbondanza e in cui tutti dividono paritariamente i
doni della natura , il ristretto principio dell’egoismo svanirebbe. Poiché nessuno sarebbe obbligato a fare la guardia alla
sua botteguccia, o a soddisfare i suoi stessi inquieti bisogni con
ansia e dolore, ognuno sacrificherebbe la propria esistenza individuale di fronte al bene generale. Nessuno sarebbe nemico del
suo vicino, perché non ci sarebbe più oggetto di dissidio; di conseguenza, la filantropia  riacquisterebbe la funzione che la ragione le assegna. La mente si svincolerebbe dalla costante ansia dei
bisogni fisici e si sentirebbe libera di spaziare nel campo di pensiero che le è congeniale. Ognuno contribuirebbe alle ricerche
degli altri .
Gli uomini la cui esistenza stiamo prefigurando, all’epoca in
cui la Terra rifiuterà una popolazione più estesa smetteranno
probabilmente di riprodursi. L’umanità sarà un popolo di uomini e non di bambini. Né le generazioni che si succedono, né la
verità, in certa misura, dovranno ricominciare da zero la loro
carriera ogni trent’anni. Ci si può aspettare che altri miglioramenti si svilupperanno allo stesso passo di quelli relativi alla
salute e alla longevità. Non ci saranno più guerre, né crimini, né
la cosiddetta amministrazione della giustizia, né governo. E
ancora, non avremo più malattie, angosce, melanconia o risentimenti. Ognuno cercherà, con ineffabile ardore, il bene di tutti.
La mente sarà attiva e impaziente, e mai delusa. Gli uomini
assisteranno al progressivo avanzare della virtù e del bene e sentiranno che, se le cose a volte accadono in modo contrario alle
loro speranze, il fallimento stesso è parte necessaria di quel progresso. Essi sapranno di essere anelli della catena, che ognuno
ha la sua utilità, e non si sentiranno indifferenti di fronte a questa utilità. Essi saranno ansiosi di indagare il bene che già esiste,
i mezzi con cui è stato prodotto, e ancor di più il bene futuro.
Mai mancheranno loro motivi per sforzarsi; infatti, l’uomo non può fare a meno di sforzarsi per promuovere quel beneficio che
comprende completamente e ama con passione .

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