La differenza essenziale fra la monarchia e la repubblica democratica consiste nel fatto che nella prima il mondo burocratico opprime e taglieggia il popolo per il maggior profitto dei privilegiati , delle classi proprietarie , e delle sue proprie tasche in nome del sovrano ; nella repubblica opprimerà e spoglierà il popolo nella stessa maniera , a profitto delle medesime tasche e delle medesime classi però in nome della volontà del popolo . Nella repubblica la cosiddetta nazione , la nazione legale, che si suppone rappresentata dallo stato, soffoca e soffocherà sempre il popolo vivente e reale. Ma il popolo non si sentirà affatto più sollevato quando il bastone che lo percuote prenderà il nome di bastone del popolo.
La questione sociale, la passione per la rivoluzione sociale si è impadronita del proletariato francese. Dev'essere soddisfatta oppure domata e repressa; ma non può essere soddisfatta altrimenti che con il crollo della violenza statalista, quest'ultima ridotta degli interessi borghesi. Ne consegue che nessuno stato per quanto democratiche siano le sue forme , fosse anche la repubblica politica più rossa, popolare solo nel suo falso significato noto con il nome di rappresentanza del popolo, sarà mai in grado di dare al popolo quello che vuole e cioè la libera organizzazione dei suoi interessi dal basso in alto, senza nessuna ingerenza, tutela o violenza dall'alto perché ogni stato, sia pure il più democratico e il più repubblicano, anche lo stato pseudo-popolare ideato dal signor Marx, non rappresenta in sostanza nient'altro che il governo della massa dall'alto in baso da parte della minoranza intellettuale, vale a dire quella più privilegiata , la quale pretende di sentire gli interessi ideali del popolo più del popolo stesso.
La rivolta popolare è per natura istintiva , caotica e spietata, presuppone sempre un sacrificio e uno sperpero enorme delle proprietà proprie e altrui. Le masse popolari sono sempre disposte a questi sacrifici ; rappresentano una forza brutale e selvaggia capace di compiere gesta eroiche e di raggiungere obiettivi in apparenza impossibili proprio perché possedendo poco, molto spesso nulla, non sono di conseguenza corrotte dall'istinto della proprietà. Quando sia necessaria per la difesa o per la vittoria le masse non indietreggiano di fronte alla distruzione dei propri villaggi e città e dato che generalmente la proprietà è di altri non di rado si accende in esse la passione della distruzione. Questa passione indubbiamente negativa è ben lontana dal permettere di raggiungere l'altezza della causa rivoluzionaria ; ma senza di quella quest'ultima sarebbe inconcepibile e impossibile perché non può esserci rivoluzione senza una distruzione vasta ed appassionata , una distruzione salutare e feconda dato che appunto da questa e solo per mezzo di questa si creano e nascono i mondi nuovi.
Tale distruzione è incompatibile con la coscienza borghese , con la civiltà borghese, perché questa è interamente costruita sul culto fanatico della proprietà divinizzata . Il borghese preferirà perdere la vita , l'onore, la libertà piuttosto che rinunciare alla sua proprietà ; la stessa idea di attentare alla sua esistenza o di pretenderne la distruzione per uno scopo qualsiasi gli sembra un sacrilegio; per cui non arriverà mai alla distruzione delle sue città e delle sue case anche se ciò fosse richiesto dalla difesa del paese; ecco perché il borghese francese del 1870 e il borghese tedesco sino al 1813 si sottomisero tanto facilmente ai loro fortunati conquistatori. Abbiamo già visto come il possesso di un bene sia bastato per demoralizzare i contadini francesi e per spegnere in loro l'ultima scintilla di patriottismo...
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