giovedì 16 agosto 2012

Michail Bakunin ( 1814-1876)

La differenza essenziale  fra la monarchia  e la repubblica  democratica consiste nel fatto  che nella prima  il mondo burocratico  opprime  e taglieggia  il popolo  per il maggior  profitto  dei privilegiati , delle classi proprietarie , e delle sue proprie tasche  in nome del sovrano ; nella repubblica opprimerà e spoglierà il popolo  nella stessa maniera , a profitto delle medesime tasche  e delle medesime  classi però in nome della volontà del popolo . Nella repubblica la cosiddetta nazione , la nazione legale, che si suppone rappresentata dallo stato, soffoca e soffocherà sempre il popolo vivente e reale. Ma il popolo  non si sentirà affatto  più sollevato quando il bastone  che lo percuote  prenderà il nome di bastone del popolo.
La questione sociale, la passione per la rivoluzione sociale si è impadronita del proletariato francese. Dev'essere soddisfatta oppure domata  e repressa; ma non può essere soddisfatta altrimenti  che con il crollo della violenza statalista, quest'ultima ridotta  degli interessi borghesi. Ne consegue che nessuno stato per quanto democratiche siano le sue forme , fosse  anche la repubblica politica  più rossa, popolare solo nel suo falso significato noto con il nome di rappresentanza del popolo, sarà mai in grado di dare al popolo quello che vuole  e cioè la libera  organizzazione  dei suoi interessi  dal basso in alto, senza nessuna ingerenza, tutela o violenza dall'alto perché ogni stato, sia pure il più democratico e il più repubblicano, anche lo stato pseudo-popolare ideato dal signor Marx, non rappresenta  in sostanza nient'altro  che il governo della massa dall'alto in baso  da parte della minoranza intellettuale, vale a dire quella più privilegiata , la quale pretende di sentire gli interessi ideali del popolo più del popolo stesso.
La rivolta popolare è per natura istintiva , caotica e spietata, presuppone sempre un sacrificio e uno sperpero enorme  delle proprietà proprie e altrui. Le masse popolari sono sempre disposte a questi sacrifici ; rappresentano una forza brutale  e selvaggia capace di compiere gesta eroiche e di raggiungere obiettivi  in apparenza impossibili proprio perché possedendo poco, molto spesso nulla, non sono di conseguenza corrotte dall'istinto  della proprietà. Quando sia necessaria  per la difesa  o per la vittoria le masse non indietreggiano di fronte alla distruzione  dei propri villaggi  e città e dato che generalmente  la proprietà è di altri non di rado si accende  in esse la passione della distruzione. Questa passione  indubbiamente negativa è ben lontana  dal permettere di raggiungere l'altezza della causa rivoluzionaria ; ma senza di quella quest'ultima sarebbe inconcepibile  e impossibile  perché non può esserci rivoluzione  senza una distruzione vasta ed appassionata , una distruzione salutare  e feconda dato che appunto da questa e solo per mezzo di questa si creano e nascono i mondi nuovi.
Tale distruzione è incompatibile  con la coscienza borghese , con la civiltà borghese, perché questa è interamente  costruita  sul culto fanatico  della proprietà divinizzata . Il borghese preferirà perdere la vita , l'onore, la libertà piuttosto che rinunciare alla sua proprietà ; la stessa idea di attentare alla sua esistenza o di pretenderne  la distruzione  per uno scopo qualsiasi  gli sembra un sacrilegio; per cui non arriverà mai alla distruzione  delle sue città e delle sue case anche se ciò fosse richiesto  dalla difesa del paese; ecco perché il borghese  francese del 1870 e il borghese tedesco sino al 1813  si sottomisero tanto facilmente  ai loro fortunati conquistatori. Abbiamo già visto come il possesso di un bene sia bastato per demoralizzare i contadini francesi  e per spegnere  in loro l'ultima scintilla  di patriottismo...

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