venerdì 24 agosto 2012

Il nostro bisogno di consolazione

Dal momento che mi trovo sulla riva del mare, dal mare posso imparare.
Nessuno ha il diritto  di pretendere dal mare  che sorregga tutte le imbarcazioni  o di esigere dal vento  che riempia costantemente tutte le vele.
Così nessuno  ha il diritto di pretendere da me che la mia vita divenga una prigionia  al servizio di certe  funzioni .
Non il dovere prima di tutto ma  prima di tutto la vita !
Come ogni essere umano , devo avere  diritto a dei momenti  in cui posso farmi da parte e sentire  di non essere solo  un elemento di una massa chiamata popolazione terrestre, ma di essere un'unità che agisce autonomamente.
Solo in questi momenti posso essere libero  davanti  a tutte quelle consapevolezze  sulla vita che mi hanno portato alla disperazione.  Posso riconoscere  che il mare  e il vento  non potranno che sopravvivermi , e che l'eternità  non si cura  di me. Ma chi mi chiede  di curarmi dell'eternità?
La mia vita è breve  solo se la colloco  sul patibolo  del calcolo del tempo.
Le possibilità della mia vita  sono limitate  solo se faccio il conto della quantità  di parole o di libri che avrò il tempo  di produrre prima della mia morte.
Ma chi mi chiede di fare questo conto?
Il tempo è una falsa misura per la vita .
Il tempo è in fondo uno strumento  di misura privo di valore , perché tocca  esclusivamente le mura esterne  della mia vita.
Ma tutto quello che mi accade di importante , tutto quello che conferisce  alla mia vita  il suo contenuto meraviglioso - l'incontro con una persona  amata, una carezza sulla pelle, un aiuto nel bisogno, il chiaro di luna, una  gita in barca sul mare, la gioia che dà un bambino , il brivido di fronte  alla bellezza - tutto questo  si svolge totalmente fuori dal tempo.
Che io incontri  la bellezza per un secondo  o per cent'anni  è del tutto indifferente.
Non solo la beatitudine  si trova al di fuori del tempo , ma essa nega anche ogni  relazione  tra il tempo e la vita.

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