"In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO! E adesso alle urne, bestiame!” Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906
giovedì 21 gennaio 2016
Autodistruzione
La ragione profonda per cui prediligo il mondo di Dostoevskij è quel miscuglio di distruzione, quella passione della distruzione che sfocia in qualcos’altro. Trovo che Dostoevskij si sia spinto realmente al limite, tutti i suoi personaggi oltrepassano un limite. Ogni essere ha una sorta di limite che non deve superare. Ebbene, i personaggi di Dostoevskij lo superano. Insomma, è tale estremità, questa passione dell’estremo in Dostoevskij ad avermi sempre affascinato. Vivere è distruggersi, non tanto per una carenza, ma per una sorta di pienezza pericolosa. In Dostoevskij non sono gli omuncoli che si distruggono, non sono i debolucci, gli anemici, sono individui che esplodono, che giungono sino al limite estremo di loro stessi e oltrepassano quel limite. In fondo, probabilmente, ogni essere è qui per distruggersi.
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