"In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO! E adesso alle urne, bestiame!” Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906
mercoledì 24 settembre 2014
Così parlò Zarathustra
Zarathustra prese a discendere dalla montagna, senza incontrare alcuno. Ma giunto alle foreste, ecco si trovò dinanzi un vegliardo, che, in cerca di radici per la foresta, aveva lasciato la sua pia capanna. E così parlò a Zarathustra il vegliardo:
"Questo viandante non mi è sconosciuto: alcuni anni fa è passato di qui. Zarathustra era il suo nome; ma egli si è trasformato.
Portavi allora la tua cenere sul monte: oggi vuoi portare nelle valli il tuo fuoco? Non temi i castighi contro gli incendiari?
Si, riconosco Zarathustra. Puro è il suo occhio, né disgusto si cela sulle sue labbra. Non incede egli a passo di danza?
Trasformato è Zarathustra, un bambino è diventato Zarathustra, Zarathustra è un risvegliato: che cerchi mai presso coloro che dormono?
Hai vissuto nella solitudine come in un mare, e il mare ti ha portato. Guai! vuoi scendere a terra? Guai! vuoi tornare a trascinare da solo il tuo corpo?".
Zarathustra rispose: "Io amo gli uomini".
"E perché mai, disse il sant'uomo, io sono andato nella foresta e nel deserto? Non fu forse perché amavo troppo gli uomini?
Adesso io amo Iddio: gli uomini, io non li amo. L'uomo è per me una cosa troppo imperfetta. L'amore per gli uomini mi ammazzerebbe".
Zarathustra rispose: "Non di amore dovevo parlare! Io reco agli uomini un dono".
"Non dar loro nulla, disse il santo. Levagli piuttosto qualcosa e portalo insieme a loro - questo sarà per essi il massimo beneficio: purché lo sia anche per te!
E se proprio vuoi dargli qualcosa, non dare di più di un'elemosina, e falli mendicare per questo!".
"No", rispose Zarathustra, "io non faccio elemosine. Non sono abbastanza povero per farlo".
Il santo rise di Zarathustra e disse: "Bada che essi vogliano accettare i tuoi tesori! Sono diffidenti verso gli eremiti e non credono che noi veniamo a portare doni.
I nostri passi risuonano troppo solitari per i loro vicoli. E quando di notte, a letto, sentono un uomo camminare assai prima che il sole sorga, si chiedono: dove andrà quel ladro?
Non andare dagli uomini, resta nella foresta! Va' piuttosto dagli animali! Perché non vuoi, come me, essere - un orso tra gli orsi, un uccello tra gli uccelli?".
"E che fa il santo nella foresta?" chiese Zarathustra.
Il santo rispose: "Io faccio canzoni e le canto, e nel far canzoni, rido, piango e mugolo: così lodo Iddio.
Cantando, piangendo, ridendo, mugolando, io lodo il dio che è il mio dio. Ma tu che ci porti in dono?"
Udite queste parole, Zarathustra salutò il santo e disse: "Che mai posso avere da darvi! Lasciatemi andare, presto - che non vi porti via nulla!". - E così si separarono, il vegliardo e l'uomo, ridendo come ridono due fanciulli.
Ma quando fu solo, così parlò Zarathustra al suo cuore: "È mai possibile! Questo santo vegliardo non ha ancora sentito dire nella sua foresta, che Dio è morto!".
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