venerdì 1 marzo 2013

Futuro primitivo



Una vita qualitativamente diversa comporta l'abolizione dello scambio, sotto qualsiasi forma, a favore del dono e dello spirito del gioco.
Al posto della coercizione al lavoro l'obiettivo centrale e immediato è un'esistenza priva di imposizioni: il   piacere senza impedimenti, l'attività creativa secondo le passioni dell'individuo e in un contesto pienamente egualitari...
Siamo chiaramente tenuti in ostaggio dal capitale e dalla sua tecnologia, costretti a sentirci dipendenti, persino impotenti, schiacciati sotto il peso dell'opprimente inerzia di secoli di categorie,
modelli e valori alienali. 
Di che cosa si potrebbe fare immediatamente a meno?
Confini, governi, gerarchia... Che altro?
Quanto tempo occorre per eliminare le forme più radicate di autorità e separazione, come la divisione del lavoro? Sono convinto, e spero non con l'atteggiamento di chi vuole applicare alla realtà un principio astratto, che non si possa concepire la libertà totale e l'interezza di vita senza la dissoluzione del potere intrinseco degli specialisti di ogni genere.
Molti affermano che milioni di individui morirebbero se l'attuale sudditanza tecno-globale al lavoro fosse eliminata insieme alla merce.
Questa affermazione però non tiene conto di molte potenzialità.
Per esempio, consideriamo il gran numero di persone che sarebbero libere da occupazioni manipolatorie, parassitarie e distruttive a favore della creatività, della salute e della libertà.
Ora come ora, in realtà pochissimi contribuiscono in qualche modo a soddisfare bisogni autentici.
Trasportare cibo per migliaia di chilometri, occupazione per nulla atipica oggigiorno, è un esempio di attività insensata, così come lo è la produzione di incalcolabili tonnellate di veleni di erbicidi e pesticidi.
Quest'immagine dell'umanità che morirebbe di fame se si dovesse tentare una trasformazione si può ridimensionare prendendo in considerazione alcuni altri aspetti dell'agricoltura, di carattere più positivo.
È perfettamente possibile, in termini generali, coltivare il cibo di cui abbiamo bisogno.
Vi sono metodi semplici, che non comportano alcuna divisione del lavoro, e consentono di ottenere grandi rese in piccoli spazi.

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